La  collezione dei semi antichi che salva la biodiversità

La collezione dei semi antichi che salva la biodiversità

L’ex sindaco di Corno Giovine risponde con un vero tesoro all’appello dell’Università di Pavia

Una raccolta di semi vecchia 100 anni. Un’occasione per salvare la biodiversità del territorio. È quella scovata a casa dell’ex sindaco di Corno Giovine Paolo Belloni e ricevuta in eredità dallo zio Achille, nato nel 1899 e vissuto a cascina San Fedele, a Santo Stefano. Zea mais, pisum sativum, lolium perenne, trifolium repens e poi tutte le qualità di riso, grano, i cereali e le altre piante. Nella teca, a casa Belloni, sono conservate 150 provette di semi antichi. Nei giorni scorsi, l’Università di Pavia e il professore di botanica Graziano Rossi hanno lanciato, attraverso le pagine del «Cittadino», il progetto di raccolta di semi antichi, nel Lodigiano. Semi tipici da conservare in banca e, una volta studiati e catalogati, forniti alle associazioni di categoria, per rimetterli in produzione, con l’obiettivo di salvaguardare la biodiversità del Lodigiano. Biodiversità persa tra organismi geneticamente modificati e globalizzazione agricola. Il primo a rispondere all’appello e a contattare l’Università è stato proprio Paolo Belloni, già sindaco di Corno Giovine.

«Ho ereditato questa grande collezione - spiega - dallo zio Achille che frequentava la facoltà di Agraria, a Bologna. Mio zio è nato nel 1899; a 17 anni, tornato dalla Prima guerra mondiale, si è iscritto all’Università di Bologna. Prima di andarsene, nel 1984, mi ha donato la sua collezione. Lui conduceva la cascina San Fedele, a Santo Stefano, dove adesso abita mio cugino Andrea».

Su ogni bottiglietta lo zio aveva indicato il nome scientifico della pianta, la specie, il genere e la famiglia. «L’azienda agricola era costituita da 100 ettari di terreno - spiega -. In azienda c’erano i bovini, i suini, si lavorava il latte, si producevano il burro e il grana. Era una cascina a ciclo chiuso. I suini, per esempio, venivano nutriti con il mais o altri cereali che si coltivavano nei campi uniti al siero del latte. Mio zio ha realizzato la sua collezione di semi nel corso degli studi».

Il nipote Paolo ha seguito le orme dello zio, laureandosi in Scienze agrarie, ma non ha mai esercitato all’interno dell’azienda. «In questa raccolta - commenta il professor Rossi - abbiamo individuato vecchi risi di inizio ’900, erbe graminacee, antiche varietà di fagioli. La collezione ha 100 anni, ma i semi, se ben conservati, come questi, possono conservarsi anche per 2mila anni, come è avvenuto per il dattero di Palestina».

Nell’elenco delle piante ritrovate dai ricercatori di Pavia, fino ad ora, mancavano all’appello le piante del Lodigiano. Per questo, il professor Rossi ha lanciato il suo appello ai cittadini del territorio perché mettano a disposizione le loro conoscenze per questo lavoro.

L’unica pianta del Lodigiano spuntata, prima della collezione dei Belloni, è l’antico granoturco di San Colombano, il Ganassina, una specie di colore arancione acceso, tendente al rosso. Il catalogo con tutte le nuove specie segnalate s’intitola “Le varietà agronomiche lombarde tradizionali a rischio di estinzione o di erosione genetica”. Il progetto, invece, è “Cultivar” (http://cultivar.unipv.it). «Siamo interessati a ricevere - spiegano gli studiosi del dipartimento di Scienze della terra - la segnalazione di studi, ricerche, indicazioni anche di singole entità (da semi come meloni, mais, fagioli o anche legnose tipo “frutti antichi”, come meli e peri)». Chi avesse semi o comunque informazioni di varietà tradizionali di ortive (fagioli, zucche, pomodori, angurie e altro) o anche cereali è invitato a contattare i promotori del progetto (dottor Adriano Ravasio: [email protected]; tel. 0382 984883; dottoressa Gloria Rozzarin: [email protected]).

L’università di Pavia sta aiutando la Regione a redigere il suo albo sull’agrobiodiversità. Da anni il dipartimento universitario di botanica collabora anche con il Crea di Montanaso. Il loro desiderio ora è «arrivare al cuore dei lodigiani per individuare le piante antiche coltivate in famiglia da generazioni».

A Miradolo, per esempio, i docenti dell’università di Pavia hanno scovato un’associazione che si occupa della valorizzazione del pisello locale. Lo coltivano a livello amatoriale, ma per la Regione non esiste. I professori stanno cercando qualcuno che, nel Lodigiano, coltivi la rapa bianca, cercano la mela o il prugno di Lodi. L’estinzione delle specie antiche è considerata la minaccia principale della biodiversità. Il 2020 è l’ultimo anno del decennio definito dall’Onu “Decennio della biodiversità”.

Quale momento migliore per approfittarne?


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