Codogno, un giorno che diventa storia
Il presidente Mattarella risponde al caloroso saluto della folla in piazza a Codogno

Codogno, un giorno che diventa storia

Il valore dell’omaggio del capo dello Stato a un piccolo territorio e al suo popolo dopo tre mesi di lotta impari contro un nemico invisibile

Centoquattro giorni dopo il primo caso di Covid-19 diagnosticato a Codogno grazie a una intuizione della dottoressa Annalisa Malara (a cui - notizia di ieri - la Regione attribuirà la “Rosa Camuna”) il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha reso omaggio al territorio da cui tutto è partito. Centoquattro giorni di emergenza sociale, sanitaria e umana, quasi 700 decessi e 3500 contagi (secondo i dati ufficiali, certamente sottostimati): numeri che danno l’idea di quanto il territorio lodigiano (230mila abitanti, di cui circa 50mila nella ex Zona rossa) abbia sofferto e oggi sente forte la necessità di guardare avanti, di pensare al futuro senza dimenticare però il dramma che ha colpito migliaia di famiglie.

E chissà quanti, tra le centinaia di persone che ieri mattina hanno affollato il centro di Codogno, hanno toccato con mano in questi tre lunghissimi mesi fra le mura di casa, sul lavoro, tra gli amici, la crudezza di un virus spietato, un nemico invisibile che è passato sul nostro territorio con gli effetti di una guerra. Per questo la visita del capo dello stato, nel giorno della Festa della Repubblica, nella città che è diventata il simbolo della lotta al Covid-19, assume un significato che va oltre il senso istituzionale della cerimonia. L’omaggio che Sergio Mattarella ha voluto rendere a un piccolo territorio e al suo laborioso popolo entrerà nella storia del Lodigiano e dei lodigiani e a suo modo è già nella storia del nostro Paese.

Dopo la breve cerimonia romana all’Altare della Patria il presidente si è imbarcato a Ciampino, direzione Milano-Linate. Da lì il corteo presidenziale ha raggiunto Codogno. L’arrivo in via Vittorio Emanuele pochi minuti dopo le 11, in perfetto orario sul programma definito dal cerimoniale del Quirinale e dalla prefettura di Lodi. Prima le motociclette della polizia di stato, seguite dalle auto della Stradale e poi le vetture della scorta, del presidente e il furgone con gli operatori Rai che hanno trasmesso in diretta la mattinata. Il passaggio del corteo è stato anticipato e scandito dagli applausi e il presidente ha salutato da dietro il finestrino della sua berlina Audi.

Ad attenderlo, davanti al municipio, il sindaco di Codogno Francesco Passerini, il governatore Attilio Fontana e il prefetto di Lodi Marcello Cardona. Sceso dall’auto, Mattarella ha rivolto un saluto a distanza ai tanti cittadini che gremivano gli scalini della parrocchiale e piazza XX Settembre e ai giornalisti posizionati in via Vittorio Emanuele, quindi è entrato nel municipio. Nel cortile interno che tradizionalmente ospita il melo cotogno, simbolo della città, e allestito con maxi schermo, passatoia blu, sedie e leggio, si è svolta la cerimonia, alla presenza delle autorità e dei sindaci della ex Zona rossa. Sindaci che Mattarella ha voluto salutare uno a uno: a presentarli è stato il primo cittadino di Codogno.

Tante le autorità civili e militari arrivate nella Bassa in una mattinata di primavera inoltrata. Tra gli altri, il vescovo di Lodi monsignor Maurizio Malvestiti, il questore Giovanni Di Teodoro, il comandante provinciale dell’arma dei carabinieri colonnello Massimo Margini, il comandante provinciale della guardia di finanza colonnello Vincenzo Andreone, il comandante provinciale dei vigili del fuoco Giuseppe Di Maria.

A presidiare il centro storico - nella stessa mattinata a pochi passi si svolgeva il mercato, ovviamente molto affollato - un ingente spiegamento di forze dell’ordine da Lodi ma anche da fuori provincia. Terminata la cerimonia nel cortile del Comune, scandita dall’Inno, dai discorsi di Mattarella, Fontana e Passerini e dalla testimonianza di una volontaria della Croce rossa in rappresentanza del mondo del volontariato, il presidente è uscito in via Vittorio Emanuele. E qui è avvenuto quello che il protocollo non prevedeva. Mentre si accingeva a salire in auto Mattarella non ha potuto lasciare inascoltati i saluti urlati da quanti erano arrivati per vederlo, per ringraziarlo. E dunque ha percorso a ritroso alcuni metri, avvicinandosi ai giornalisti ma soprattutto ai cittadini. Un bel gesto, accolto con entusiasmo da quanti erano in piazza.

Poi il corteo si è mosso all’indirizzo del cimitero, per la parte più riservata e toccante della mattinata. Ad accogliere il presidente un ristretto gruppo di autorità, tra cui il prefetto (si saprà poi che Mattarella si è informato circa il suo stato di salute e la ripresa dopo il Covid) e il vescovo di Lodi.

Il capo dello stato ha ricordato nel silenzio i caduti della pandemia, centinaia di uomini e donne che nel Lodigiano hanno perso la vita senza poter ricevere un saluto dai familiari, privati di un funerale. E ricordando le vittime lodigiane ha reso omaggio a quanti, in tutta Italia, hanno perso la vita, soprattutto nella martoriata Lombardia e nella vicina provincia di Piacenza, la provincia più “lombarda” dell’Emilia, accomunata da un destino di sofferenza e separata solo dal Po.

È durata poco più di un’ora ieri la visita a Codogno dell’inquilino del Quirinale, ma rimarrà impressa in quanti hanno partecipato a una mattinata intensa ed emozionante. E che a fatica, attorno a mezzogiorno, hanno lasciato il centro, alla spicciolata. Fuori dal municipio, dopo la partenza di Mattarella per il cimitero, sono rimasti i sindaci della ex Zona rossa. Riposte nelle tasche delle giacche e nelle borsette le fasce tricolori, si sono prestati alle domande dei giornalisti, raccontando loro il senso del discorso di Mattarella e ringraziandolo per aver scelto il Lodigiano come luogo simbolo per la festa della Repubblica. Intanto i corazzieri salivano sul minibus di servizio per lasciare la città, i tecnici della Rai riponevano le attrezzature utilizzate per la diretta e poco più in là gli ambulanti smontavano lentamente i banchi del mercato sotto un sole che si era fatto cocente. Dopo la tempesta arriva sempre il sereno.


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