Si inizia a votare in Parlamento per il presidente della Repubblica, sul nome c’è paralisi tra i partiti

Si inizia a votare in Parlamento per il presidente della Repubblica, sul nome c’è paralisi tra i partiti

Senza esito gli ultimi contatti, bisognerà attendere giovedì perché la situazione si sblocchi

«Avevo i numeri per essere eletto, ma faccio un passo indietro per senso di responsabilità». Con queste parole Silvio Berlusconi sabato ha sciolto le riserve e ha scelto di non candidarsi al Quirinale. Ieri è stato poi ricoverato al San Raffaele, ma per il suo staff si tratta di controlli di routine. L’ex premier non vorrebbe Draghi al Colle, ma i suoi alleati (Salvini e Meloni) non vogliono sentire veti. Sul fronte del centrosinistra invece ieri si è tenuto un vertice tra Pd, Leu e M5s per sostenere come candidato di bandiera Andrea Riccardi sin dalla prima votazione (in alternativa scheda bianca). Il nome del fondatore della comunità di Sant’Egidio è emerso nel corso di alcune riunioni dei pentastellati e viene ritenuto «possibile» dai dem. «Da valutare», spiegano da Leu, al termine di una nuova giornata di contatti tra i leader; senza chances invece secondo Renzi (Iv). «Tanto - è la consapevolezza - si gioca tutto alla quarta votazione (cioè da giovedì, ndr), ancora c’è molta tattica in campo».

«Ora col ritiro di Berlusconi e lo scontro deflagrato all’interno del centrodestra tutto è chiaro. Ora ci vuole accordo alto su nome condiviso e #PattodiLegislatura», ha twittato sabato il segretario del Pd, Enrico Letta. Se ci faranno tre nomi di centrodestra (leggi Casellati, Pera e Moratti), si ragiona al Nazareno, noi bocceremo tre nomi di centrodestra. E Pier Ferdinando Casini? «Lui non è di centrodestra», è la risposta tranchant di chi segue le trattative. L’ex leader Udc, ricorda chi è attento ai particolari (decisivi, a volte) «è stato eletto con il Pd». Non solo. «Casini sarebbe quasi una scelta win-win per noi: mette d’accordo il partito e non è di destra, però...».

Un però, com’è ovvio, esiste. La trattativa, finora tanto parallela quanto ipotetica, che vede Mario Draghi al Quirinale è ad un punto «talmente avanzato» che ai più appare «molto difficile che il premier resti a palazzo Chigi». Con Casini al Quirinale, poi. «Perché dovrebbe?», si chiede qualcuno. «La vedo dura che rimanga», dice sicuro qualcun altro, spesso in contatto con l’ex leader Bce. «L’unica cosa per farlo restare è che resti anche Mattarella. O che arrivi Amato, forse». Così, è la sintesi, «si potrebbe votare Casini anche con una maggioranza ampia e poi avere comunque la crisi di Governo. A quel punto gli unici che si possono permettere di andare a votare - ragionano i dem - siamo noi e Meloni». La “battaglia” dunque inizia oggi alle 15 con la prima votazione: lo spoglio è atteso per le 20. Poi si terrà una votazione al giorno (per ragioni di Covid). I grandi elettori (1.009 in tutto) che risultano positivi al virus o in quarantena potranno votare in un seggio apposito allestito fuori da Montecitorio. Nel parcheggio dei parlamentari ci sarà infatti un seggio speciale nel quale gli elettori potranno votare restando in auto, proprio come succede con quelle persone che devono fare il tampone fuori dagli ospedali. Tra i parlamentari positivi c’è Gianluigi Paragone che potrebbe anche non andare a votare.


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