L’America di Mazzola, campione con i baffi
LA DEDICA «Caro Sandrino, sei stato l’antagonista del mio eroe, ma oggi scopro di averti voluto bene proprio come a un eroe»
Lettura 1 min.LODI
Alessandro Mazzola, detto Sandrino, figlio di una leggenda, è stato, per me ragazzino, l’antagonista, precisamente come lo descrive Vladimir Propp in Morfologia della fiaba: “Colui che crea il conflitto, inganna o danneggia l’eroe”.
Non sto neanche a dire chi fosse il mio eroe. Dico solo che biondo era e bello e di gentile aspetto. Sandrino, invece, fin da giovane - metà anni Sessanta - aveva i baffi.
Così, sui due piedi, non ricordo in Italia altri calciatori prima di lui che ne fossero provvisti.
Il baffo diventò la sua araldica. Lo chiamava Baffo anche Giovanni Arpino in Azzurro tenebra.
Arp, il protagonista-alter ego dello scrittore, nel ritiro della Nazionale italiana ai tristissimi Mondiali di Germania 1974, comprava le cartoline degli azzurri e ne contraffaceva la firma per poi regalarle alle centinaia di tifosi emigranti assiepati al cancello del lugubre resort facendoli felici.
“Pagò, scese reggendo sotto l’ascella la busta della donna pettoruta: tante cartoline da firmare con nomi celebri, il Bomber e lo Zio, Giacinto e San Dino, Giorgione e il Golden Boy, il Baffo e Petruzzu. Un lavoretto di pochi minuti: Arp conosceva da anni quelle grafie, ora diligenti ora sgorbiate. Arp era uno specialista nella fabbrica dei sogni”.
Sono rimasti in pochi di quella schiera che abitava quotidianamente la mia “fabbrica dei sogni” (non che sia cambiato molto mezzo secolo dopo, eh...).
Come Buffalo Bill, Sandrino Mazzola portava i baffi, non scelse mai tra la vita e la morte e la sua America ha sempre avuto le strisce nerazzurre.
L’avvenire dei suoi baffi coincise col suo mestiere di grande campione di calcio.
Caro Sandrino, sei stato l’antagonista del mio eroe ma oggi scopro di averti voluto bene proprio come a un eroe.
© RIPRODUZIONE RISERVATA