La natura può sbocciare anche dentro casa

I consigli di “sopravvivenza” dell’esperto Fabio Malusardi

La natura può sbocciare anche dentro casa
Fabio Malusardi

Che piaccia o no, a quanto pare anche l’autunno bisognerà trascorrerlo in casa. Il nuovo lockdown impone di limitare le uscite, ma non per questo impedisce di cercare il contatto con la natura anche tra le pareti domestiche. Fabio Malusardi, che frequenta un master alla Scuola Agraria del Parco di Monza, racconta cosa si può fare in queste settimane di novembre per ravvivare appartamenti, davanzali e balconi, magari costruendo un piccolo orto urbano senza uscire di casa.

«Bisogna essere chiari – esordisce Malusardi -. Se fosse stata primavera, come nell’ultimo lockdown, avremmo avuto molte più opportunità: in novembre è un periodo di riposo per gli orti, o dedicato a colture che necessitano profondità maggiori». Le coltivazioni che possono avere speranze in questo periodo non sono molte: «Si può provare con una misticanza, insalata molto rustica che resiste anche alle basse temperature, si sviluppa in quaranta giorni e può benissimo stare a cassetta; anche la valerianella, un altro tipo di insalata, può essere adatta, resiste anche a temperature prossime allo zero. Diciamo che se si tratta di una gelata notturna non ci sono problemi, ma se si protrae per un po’ diventa difficile che resistano, così come il sedano, che regge fino a due gradi. Si può provare con il prezzemolo, ma siamo al limite: se la temperatura scende rischieremmo di buttare seme e terra».

Insomma, l’agricoltura da balcone non basta per fare a meno del fruttivendolo, eppure può avere altri scopi, ad esempio didattici: «Certo, alcune coltivazioni possono essere dei piccoli esperimenti da fare con i bambini, ad esempio per far capire l’importanza del riciclaggio. Mi riferisco alla possibilità di “riciclare” le verdure che abbiamo a casa per farle germogliare di nuovo: basta prendere la costa dell’insalata, o il cuore del radicchio, e immergerli nell’acqua di un bicchiere: non completamente immersi, ovviamente, diciamo di un centimetro. Vederli sbocciare di nuovo è una bella esperienza che può essere anche educativa per i più piccoli».

C’è poi tutto il fronte della decorazione: «È il momento per piantare bulbi di fiori, ma si possono scegliere anche piante poliannuali che resistono al freddo e hanno bisogno di cure limitate: c’è la liriope muscari, una graminacea verde intensa che sviluppa dei bei fiori lilla in autunno, oppure l’imperata cilindrica, detta anche “sangue del Giappone”, che vira verso il rosso nella tarda estate, ma anche felci da esterno, che hanno però bisogno di un terreno ricco; a me personalmente piace molto la camelia japonica, ma serve già un vaso sui sessanta centimetri di diametro».

Ma il verde non è solo una questione di bellezza. Anzi, in un periodo particolarmente stressante, dedicare la propria attenzione a fiori e piante può anche aiutare la nostra salute. «Prenderci una pausa per badare alle piante ci consente di ridurre lo stress, rallentare il battito cardiaco, favorire il rilassamento e migliorare la concentrazione. Pensiamo ad esempio allo smart working, che ci costringe a stare tante ore al giorno in casa davanti al computer». Su questo fronte, ci sono addirittura piante che possono aiutare per il loro potere “deinquinante”: «In casa si accumulano tossine, ad esempio per l’uso di detergenti e sostanze chimiche, o per il fumo di candele o sigarette, o semplicemente per l’uso di apparecchi elettronici: alcune piante, anche semplicemente una dracena o un ficus benjamin, possono migliorare la situazione». In questo senso, ecco tre ultimi consigli: «Mettete delle vaschette d’acqua vicino alle piante perché l’ambiente non sia troppo secco, e non dimenticate, ogni tanto, di pulire le foglie dalla polvere, che rischia di ridurre la capacità di fotosintesi: basta un panno con un po’ d’acqua. Infine, non abbiate timore a mettere le piante in camera da letto: a differenza dell’opinione diffusa, non ci ruberanno tutto l’ossigeno durante la notte e non creeranno alcun problema».

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