La fiaba di Silvia insegna ai bimbi a non avere paura di fronte al male

La fiaba di Silvia

insegna ai bimbi

a non avere paura

di fronte al male

Sul web la storia di Crono, il piccolo venuto dal pianeta Virus

Il protagonista si chiama Crono, dal greco tempo, perché «anche questo coronavirus avrà il suo tempo e la sua durata così come ogni fase della vita».

È un bambino speciale che viene dal pianeta Virus e si ritrova triste, impaurito e soprattutto solo per le strade del Lodigiano. Inizia così il racconto “Crono, storia di un virus perduto” firmato dalla scrittrice per bambini - e insegnante alle primarie di Valera Fratta dell’Istituto Comprensivo Collodi - Silvia Ferrari.

Nei giorni di sospensione delle lezioni per le emergenze, di tante domande che possono sorgere nella testa dei piccoli su quanto sta accadendo, Ferrari ha deciso di utilizzare la sua penna - con cui ha già dato vita a diversi libri per bambini, un altro è in lavorazione e uscirà a breve - per creare a una sorta di racconto sul virus e parlare ai piccoli. Nel racconto ci sono Crono, Virna, Nora, Sira - le iniziali di tutti i nomi sono lettere contenute nella parola “coronavirus” - , qualcuno si ammala, come sono malati i genitori di Crono, tutti hanno paura, sono chiusi nelle loro case, lontano dai luoghi di lavoro, dalle scuole e dai posti affollati come cinema e musei. Tutti hanno paura, anche di Crono - perché viene dal pianeta Virus - , ma Virna che è molto gentile, si mette una mascherina, si lava bene le mani, gli apre la porta e lo fa sedere sul suo bellissimo divano. E gli racconta come i medici si erano messi subito al lavoro e che serve calma e pazienza.

La storia prosegue e non la sveliamo - si può trovare sul sito www.silviastrocche.it, come molti altri racconti - , ma chiediamo a Silvia Ferrari come raccontare ai piccoli di quel che sta accadendo.

«Nella storia ho provato a far capire ai piccoli che ci si ammala, ci si può curare e attraverso il personaggio di Crono ho provato a raccontare delle prime persone che si sono trovate sole di fronte al contagio, ma anche della paura che si sta diffondendo nei confronti dell’altro e di chi non si conosce, già diffusa nella nostra società - racconta l’autrice - : ho anche cercato di raccontare la quarantena e di rassicurare parlando del lavoro dei medici e degli ospedali, perché i bambini non devono perdere né il sorriso né la speranza».

Secondo la scrittrice, a partire dall’età della scuola primaria, è sempre bene parlare ai bambini, senza nascondere loro la realtà, «assumendo il nostro ruolo di educatori facendo da filtro alla mole di informazioni perché i piccoli si chiederanno comunque di questa normalità alterata, della scuola che non c’è, di mamma e papà che non vanno al lavoro come sempre». Per questo ha deciso di invitare i bimbi a scrivere un finale, così che con un gioco possano tirare fuori le loro emozioni sull’emergenza.


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