Il 9 aprile 1454 riuniti a Lodi i rappresentanti di sette Stati

L’abile tessitore fu il frate agostiniano Simone da Camerino, che tra il 1453 e il 1454 viaggiò continuamente da Venezia a Milano su incarico di papa Niccolò V

La pace fu sottoscritta a Lodi il 9 aprile 1454 facendo cessare le ostilità, che duravano dall’inizio del Quattrocento, tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. Ne seguirono quarant’anni di pace, durante i quali in Italia scaturì il Rinascimento, con i suoi grandi artisti le cui opere impreziosiscono i musei di tutto il mondo.

Gli eserciti del ducato di Milano e della Serenissima si scannavano da quarant’anni. Una battaglia dopo l’altra sulle rive dell’Adda, l’abbazia di Cerreto trasformata in una piazzaforte, i monaci cistercensi in infermieri. E gli uccisi. A centinaia, a colpi di archibugio, trapassati dalle picche, trafitti dagli spadoni nei combattimenti all’arma bianca. Morti ammazzati che scendevano galleggiando sull’Adda, assaggiati dai lucci e beccati dai corvi.

Venezia, tallonata sui domini del mare dalle flotte musulmane, stava perdendo i “domini da mar” e per questo si era buttata sulla terraferma. Poco alla volta si era presa tutto. Padova, Vicenza, Verona, Belluno, Bergamo, Crema. Lo “Stato da tera” si estendeva dal Veneto al Friuli con mezza Lombardia, il leone di San Marco svettava dalle Alpi al Carso, dall’Adda al Po. Fino alle porte di Lodi. Poi Francesco Sforza era riuscito a sbarrare la strada al “liòn”, pagando a peso d’oro i più scapestrati capitani di ventura del suo tempo, come Bartolomeo Colleoni, pronto a cambiare bandiera a ogni tintinnare di ducati d’argento.

Improvvisamente nel 1453 Maometto II il Conquistatore dopo un lungo assedio prese Costantinopoli, mettendo fine all’Impero Romano d’Oriente. L’antica città fondata da Costantino il Grande si chiamò Istanbul, la maestosa basilica fu trasformata in moschea. Da lì per i turchi sarebbe stato un gioco da ragazzi invadere la vecchia Europa. Un brivido attraversò tutti i Balcani, la Germania, la Francia, l’Italia. Da tempo il papa predicava che era necessario costituire una lega santa, tutti dovevano coalizzarsi contro il pericolo musulmano. Era necessario firmare in fretta un trattato di pace. E così fu.

L’abile tessitore e principale artefice di quel documento fu un frate agostiniano, Simone da Camerino, che tra il 1453 e il 1454 viaggiò continuamente da Venezia a Milano su incarico di papa Niccolò V. La località prescelta fu la città di Lodi, dove convennero i rappresentanti dei potentati italiani, che il 9 aprile 1454 sottoscrissero quella che passò alla storia come la Pace di Lodi: “lo duca de Milano et Veneciani con la grazia de Dio conquiron la Serenissima e santissima pace… et fu coclusa in Lode, in corte, suxo la camera dove alogiava il duca Francesco”.

La pace stabiliva la restituzione a Venezia dei territori occupati dallo Sforza tra il Bresciano e il Bergamasco. Al ducato di Milano andarono la Gera d’Adda e le località di Caravaggio, Treviglio, Brignano, Mozzanica, Vailate, Agnadello, Rivolta e Pandino. Lodi e del suo territorio rimasero unite a Milano. Ai Veneziani furono ceduti la città di Crema e il Cremasco. Il fiume Adda avrebbe fatto da confine tra i due Stati: sulla sponda sinistra la Repubblica di Venezia, sulla sponda destra il Ducato di Milano. Una piccola zona che si trovava sulla sponda sinistra dell’Adda - corrispondente alle località di Crespiatica, Boffalora, Terraverde e Cerreto - rimase nei confini del ducato di Milano: un “cuscinetto” per impedire che i Veneziani potessero spingersi fin sotto le mura di Lodi.

Il documento venne sottoscritto dal Ducato di Milano e dalla Repubblica di Venezia. Lo ratificarono la Repubblica di Firenze, il Regno di Napoli, la Repubblica di Genova, il Ducato di Savoia e il Marchesato del Monferrato. I musulmani - per qualche decennio - se ne stettero calmi e si fermarono a Costantinopoli. Ma gli anni che ne seguirono fecero sbocciare, con epicentro Firenze, l’arte e la letteratura del Rinascimento. L’Italia si gettò alle spalle il medioevo molto tempo prima di tutto il resto dell’Europa. E prima ancora che Cristoforo Colombo scoprisse l’America, un ragazzo diciassettenne della terra di Arezzo aveva iniziato a scolpire sagome di marmo mozzafiato. Si chiamava Michelangelo Buonarroti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA