Efficace e sostenibile, è il sapone fatto in casa
Martina Bignami

Efficace e sostenibile, è il sapone fatto in casa

L’esperienza decennale della lodigiana Martina Bignami

Con l’inizio della pandemia, sembra che il tema ambientale sia passato di moda, scalzato da altre urgenze. Eppure, anche tra le mille difficoltà da affrontare ogni giorno, ci sono alcuni semplici accorgimenti che possono contribuire a ridurre l’impatto sull’ecosistema. Ad esempio, se il contenimento dell’epidemia, ma ancor prima l’igiene e il buonsenso, impongono di lavarsi spesso le mani, scegliere prodotti più sostenibili è un’opportunità concreta che tutti possono prendere in considerazione. Da dieci anni, la giovane lodigiana Martina Bignami realizza saponi e detersivi fatti in casa: una scelta “green” che aiuta l’ambiente liberando la fantasia.

«Si può parlare del sapone fatto in casa come di un detersivo, perché quando si fa un panetto, diluendolo si può usare anche per altri scopi» racconta, spiegando perché un prodotto di questo tipo sia meno impattante rispetto a quelli industriali.

«Per quanto riguarda il sapone, in genere in casa siamo abituati a usare quello liquido, che fa proprio parte della nostra cultura da anni – racconta -. Ma pensiamo semplicemente agli imballaggi di plastica: il sapone liquido è un po’ diluito rispetto alla saponetta solida, quindi ne serve molto di più in volume rispetto alla saponetta. A prescindere, pertanto, il sapone solido è una scelta migliore, che sia artigianale o meno».

Se è fatto in casa,poi, ha un minore impatto ambientale anche per una questione di trasporto: «Ovviamente le materie prime devono essere trasportate arrivando da diverse parti del mondo all’industria dove viene prodotto il sapone, che poi viene spedito nei negozi e acquistato. Comprando le materie prime e producendolo in casa si saltano dei passaggi: peraltro il sapone fatto in casa generalmente ha pochissimi ingredienti rispetto a quello industriale. Per realizzare una saponetta bastano sostanzialmente tre elementi: olio, soda caustica e acqua. Possiamo persino usare l’olio di frittura che può essere filtrato e riutilizzato; anche in questo senso, può essere un’ottima scelta per non sprecare nulla di quello che viene utilizzato. I processi di lavorazione industriali, infine, utilizzano molta più energia, e spesso i detersivi hanno un impatto negativo sulla vita acquatica». Ci sono diversi pro che spingono a prendere la strada “casalinga”, ma la stessa Martina ammette che non è il caso di avviare questa attività in modo improvvisato, perché comunque si ha a che fare con componenti chimici, come la soda caustica, che possono creare dei problemi seri se non trattati correttamente.

«Quando ho cominciato, ormai dieci anni fa, ho seguito un corso a Milano, che mi ha dato le basi, e ho letto alcuni libri sull’argomento – racconta -. Poi in realtà al giorno d’oggi si trovano anche tutorial on line o gruppi Facebook in cui confrontarsi sull’argomento. Per quanto riguarda l’attrezzatura, invece, praticamente basta una pentola dedicata e un minipimer, e ovviamente non bisogna dimenticare le protezioni: mascherina, guanti e occhiali sono necessari quando si ha a che fare con la soda». Per chi non volesse mettersi al lavoro in casa, tuttavia, la scelta di un prodotto naturale è già un primo passo verso la sostenibilità: «Sicuramente il mercato si è evoluto: aumentando la domanda, è aumentata anche la disponibilità di prodotti meno impattanti, ma realizzarlo in casa dà una bella soddisfazione: ti permette di sbizzarrirti con stampi, aromi o coloranti naturali e, insomma, dare sfogo alla creatività».


© RIPRODUZIONE RISERVATA