«Dottore, lo dati pure quando vuole, ma per favore, non lo dati Avanti Cristo…”
Dall’insistenza di un medico prima il restauro dell’antico crocifisso e ora una mostra il 16 agosto
Lettura 3 min.Volpiano
Nella periferia di Volpiano c’è una chiesa dedicata a San Rocco.
Oltre a San Rocco ne sono contitolari Sant’Anna, San Fabiano e San Sebastiano, anche se nessuno lo sa. Fu edificata alla fine del ‘600 in ringraziamento per la fine di una pestilenza e in quanto tale dedicata a San Rocco, invocato nelle pandemie.
In questa chiesa c’è un organo che io ho sempre avuto piacere di suonare. Anni fa dalla tastiera si vedeva in alto, vicino al soffitto, un crocifisso dimenticato dagli uomini e, vorrei quasi dire, anche da Dio.
Non lo si notava perché in ombra e distante, seppure di ampie dimensioni. Guarda oggi, guarda domani, come tutte le cose inaccessibili finì per incuriosirmi anche perché nessuno mi sapeva dire nulla in proposito.
Mi feci prestare un binocolo col quale riuscii ad avvicinare il manufatto che, ingrandito a dovere, dava l’impressione di un bell’oggetto seppur ricoperto da chissà quali ritinteggiature oltre che dalla polvere dei secoli.
Siccome la chiesa è di proprietà comunale iniziai a chiedere al sindaco se si potesse staccare quel crocifisso e portarlo in basso per esaminarlo.
Ma sai quanto ci costa? Non ci sono i soldi e con i pochi che ci sono dobbiamo far fronte a questo e a quest’altro…
Per anni peregrinai dai vari amministratori perorando la causa che veniva inesorabilmente bocciata.
Poi, un bel giorno, il Comune decise di far pulire la cornice del quadro di San Rocco collocato proprio sotto al crocifisso in questione.
A quel punto riuscii a farmi ascoltare e, oltre al ponteggio per accedere al quadro, mi fu concesso di aggiungere un palco per arrivare al crocifisso. Che visto da vicino appariva davvero particolare, un bell’esempio di manifattura antica e sicuramente interessante.
Finalmente si decise di staccarlo e di portarlo a pavimento. Si trattava di un oggetto di buon livello artistico che però noi, incompetenti, non potevamo attribuire a qualche scuola o a qualche autore né collocarlo nel tempo.
A pavimento ci rimase per oltre dieci anni nonostante le mie suppliche per farlo restaurare.
Finché l’attuale sindaco mi diede ascolto e interpellò la Sovrintendenza che ci fornì un elenco di laboratori ai quali rivolgerci per effettuare la pulizia e il restauro.
Tra i tecnici che vennero ad esaminare l’opera ce ne fu uno in particolare che, appena arrivato e notata la data 1683 sulla facciata pensò che il crocifisso fosse databile al ‘700.
Però, appena entrato e guardando da lontano il Cristo si corresse attribuendolo più verosimilmente al ‘600.
Ma osservandolo meglio e più da vicino arrivò presto a dirmi che c’erano motivi per pensare che l’opera fosse stata scolpita nel ‘500, anche se era perplesso perché alcuni particolari gli sembravano quattrocenteschi.
Poi, esaminandolo a fondo e con una lente d’ingrandimento, sotto lo strato di polvere riuscì a scovare elementi prima del ‘300 e poi addirittura del ‘200 e stava per retrodatare ulteriormente il nostro crocifisso con la stessa soddisfazione e lo stesso sguardo dell’archeologo Carter quando scoprì la tomba di Tutankhamon.
A quel punto gli dissi: “Dottore, capisco che lei ne sia entusiasta, però le chiedo una cosa: lo dati pure quando vuole, ma per favore, non lo dati Avanti Cristo…”.
Mi guardò un po’ perplesso, ma capì di essere stato trascinato un po’ troppo dal fervore e annuì con un sorriso.
La ditta scelta eseguì rapidamente i lavori di pulitura o poco più, in quanto l’opera si era conservata integra anche se ridipinta con uno strato di biacca chissà quando e chissà da chi. Ma sapientemente pulito da questa pellicola ecco riaffiorare i veri colori originari ed eleganti delle varie parti del corpo del Cristo! L’aureola, i capelli e la barba di foglie d’oro zecchino, il perizoma, elegantissimo e di forma non comune, bianco lattiginoso bordato con un particolare azzurro, l’incarnato scolpito dando prova di una conoscenza anatomica notevole oltre a rapporti perfetti tra gli arti e il tronco. Anche la croce lignea risulta coeva. Sia il restauratore sia il funzionario della Sovrintendenza sono concordi nell’attribuire l’opera al tardo ‘400. E così il Cristo di San Rocco risulta essere l’oggetto più antico attualmente esistente a Volpiano. Ora è stato appeso ad una parete della stessa chiesa a poca distanza da terra così da permettere ai fedeli e al pubblico di contemplarlo in modo adeguato e pure in sicurezza visto il sofisticato impianto d’allarme di cui è stata dotata la cappella per accogliere l’opera d’arte.
Da dove arriva il crocifisso del ‘400 se il tempio di San Rocco fu costruito nel 1683?
Sul luogo dell’attuale edificio sacro ce n’era un altro, costruito proprio alla fine del ‘400 e conosciuto come la Chiesa del cimitero. Probabilmente il crocifisso fu eseguito per quella chiesa e poi trasferito in quella nuova quando la precedente fu demolita. Gli specialisti pensano si tratti di opera di manifattura lombarda oppure valdostana, non escludendo influssi borgognoni. In ogni caso si spera di poter affidare l’opera allo studio di qualche esperto così da poter conoscere maggiori dettagli sull’origine del nostro bellissimo oggetto di devozione.
Tra pochi giorni, il 16 di agosto, festa di San Rocco, l’opera restaurata verrà inaugurata alla presenza delle autorità locali durante la funzione mattutina che celebriamo tutti gli anni in onore del Santo. Con l’occasione sarà allestita pure una mostra fotografica con illustrazioni del manufatto prima e dopo il restauro.
Per informazioni circa l’inaugurazione del crocifisso e la mostra fotografica nonché per informazioni in generale è possibile rivolgersi a Giuse Ferrero Merlino: 349.2894894; [email protected]
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