CODOGNO La reclusione di Domenico, “imprigionato” per autismo
Domenico con la sorella Alessia che si sta battendo per modificare le regole anti-Covid nelle residenze per disabili

CODOGNO La reclusione di Domenico, “imprigionato” per autismo

Il 28enne di Casalmaiocco vive da dieci anni nella struttura della Cooperativa Amicizia dove ora è bloccato a causa delle norme regionali anti-Covid

Domenico ha 28 anni e da quando ne aveva 18 vive nella struttura residenziale della Cooperativa Amicizia. Tutti i fine settimana tornava a casa, in famiglia; ogni giorno usciva per attività diverse. Faceva sport, usciva a mangiare una pizza con gli amici della struttura e gli educatori, si prendeva cura del verde della città di Codogno. Domenico è affetto da autismo e oggi «la verità è che si sente in carcere». Oggi che il mondo fuori torna a vivere – si pensa a come andare in spiaggia, in discoteca, a come rioganizzare la vita – gli utenti delle strutture vivono, nei fatti, in isolamento. Complice anche la nuova delibera regionale – approvata il 9 giugno scorso – che disciplina le ripartenza di Rsa come di residenze per disabili e fissa anche regole inedite per gli accessi di nuovi utenti.

A raccontarci, provata e affranta, cosa sta vivendo il fratello è Alessia Dallera, che vive a Vizzolo, mentre la famiglia è originaria di Casalmaiocco. «Mi permetto di contattarvi – ci scrive – in quanto disperata..». Inizia così la lettera con cui Alessia spiega il calvario di Domenico e quello vissuto dalla famiglia. «Da quattro mesi non può tornare a casa, da noi, e la situazione oggi è insostenibile, per lui, come per noi: la residenza ha rispettato quanto imposto per l’emergenza e da febbraio tutte le attività sono bloccate, come i ritorni a casa e per lungo tempo anche le visite familiari lo sono state. All’inizio non avevamo neppure la possibilità di vederlo tramite videochiamate - perché non sapevamo come l’avrebbe presa, ogni minimo cambiamento va pianificato - , oggi possiamo almeno andare a trovarlo, ma sono momenti difficili: per un ragazzo autistico, la routine è fondamentale e il nostro arrivo in struttura coincideva con il momento del ritorno a casa. Oggi invece possiamo solo vederlo per un’ora, con distanziamento sociale e presidi di protezione. La prima volta è stato durissimo avere un tavolo in mezzo a noi, non poter accorciare le distanze, non poterlo riportare a casa».

Fratture enormi per chi è affetto da autismo. «Questi ragazzi vivono di schemi, sono fondamentali per i progressi: andare a cambiare anche piccole abitudini significa stravolgere il lavoro di anni e non capirlo, da parte di una politica che dovrebbe difendere questi ragazzi, è assurdo. Domenico durante la settimana faceva sport, si occupava della serra, curava il verde della cittadina di Codogno. Andava in piscina, in pizzeria, a fare dei giri: aveva una vita normale per quanto possibile. Tutto quello che facciamo noi oggi, a loro non è concesso. Abbiamo solo bisogno di questo, perché siamo ignorati e disperati».

Alessia è determinata e non demorde. Ha scritto alle istituzioni - agli assessori regionali Gallera, alla salute, e Bolognini, alle politiche sociali - perché chiede che ci sia una distinzione essenziale tra Rsa e Rsd. «Capiamo l’esigenza di tutela, ma i ragazzi non sono gli anziani, hanno fragilità di tipo intellettivo magari, non fisico. E non possono stare in carcere».


© RIPRODUZIONE RISERVATA