Caramelle alla fragola

NEWSLETTER DI CULTURA Il racconto di Sofia Grimaldi, studentessa del Maffeo Vegio, per la nostra nuova rubrica “El Paginon young”

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Lodi

Arianna aveva sedici anni e una vita intera davanti a sé. Era seduta su una panchina dei giardini Barbarossa ad aspettare che i suoi amici terminassero la scuola per tornare insieme a casa. Guardava gli zampilli di acqua danzare e formare arcobaleni nell’aria e si godeva quel sole di fine Maggio che scaldava la pelle e i cuori dei passanti. Giugno era quasi alle porte e con esso si iniziava già a percepire una leggera afa che addensava l’aria. I giardini erano gremiti di gente: studenti stanchi che si affrettavano a rientrare nelle proprie case, bambini zelanti che correvano intorno alle fontane, uomini in giacca e cravatta dal passo veloce e persone anziane che si godevano la giornata passeggiando all’ombra degli alberi.

A breve la scuola sarebbe finita, i giardini si sarebbero svuotati e i lodigiani, grandi vacanzieri, sarebbero emigrati per prendersi un periodo di pausa dalla estenuante vita di città. Però oggi l’aria era animata dalle chiacchiere e dalle risate della gente, e Lodi rideva con loro.

Il telefono di Arianna vibrò, ma dei suoi amici ancora nessuna traccia. La ragazza sbuffò annoiata dal dover attendere così tanto, quando notò che poco distante da lei un uomo anziano la fissava in maniera insistente. Era un ometto sull’ottantina con dei ciuffi di capelli bianchi pettinati all’indietro e un abbigliamento poco curato.

Si avvicinò sorridente e chiese a bassa voce: - Podi setam? - indicando la panchina.

-Come prego?- rispose Arianna un po’ intimorita.

Il vecchietto sorrise: - Posso sedermi per favore? -

Arianna annuì e fece posto per l’ometto

-Grazie mille, vuoi una caramella?- disse porgendole una gelèe alla fragola.

Arianna rifiutò cortesemente e l’uomo iniziò a chiacchierare vivacemente - Sai sono le preferite di mia moglie, quelle alla fragola intendo, ogni volta che torno dall’Adda mi fermo a prendergliene un po’ anche se non potrebbe mangiarle- ridacchiò -Ma è praticamente impossibile dirle di no-.

Arianna sorrise, intenerita dall’ometto - E Lei le va a prendere tutti i giorni?-

Il nonnino annuì vigorosamente -Ovvio! Ogni giorno vado all’Adda dove ho i me anadoti che mi aspettano per mangiare, poi mentre torno a casa mi fermo a comprarle le caramelle e a volte mi siedo un po’ qui a riposare, sai più si va avanti con l’età…-.

Il cuore di Arianna minacciava di sciogliersi di fronte a tutta quella gentilezza, che forse ai nostri tempi è data troppo per scontata.

-Immagino che sua moglie le voglia molto bene- disse la ragazza.

Gli occhi dell’ometto si illuminarono e le sue guance si tinsero di un rosso tenue: -Certamente, anche se all’inizio è stata dura conquistarla, l’è propri una succuna, la me Marisa…cinque giorni ho aspettato davanti a casa sua perché accettasse di sposarmi e anche la sua famiglia non era molto d’accordo che la loro fiulina si sposasse con un barcaiòl- rammentò.

La ragazza e il vecchietto si sorrisero a vicenda, due generazioni a confronto che si scrutavano in silenzio, due persone che per destino o coincidenza si erano ritrovate su quella panchina e inconsapevolmente si erano donate qualcosa a vicenda.

Ad un certo punto l’ometto guardò il suo orologio al polso ed esclamò:- Vacca! La me Marisa l’avrà già train in den la pasta, scusami tanto, ma devo andare- si alzò e porse ad Arianna una caramella - Se non ti va dalla a qualcuno di importante, g’he nient d’mei de migliurà la giurnada a un chidun; grazie per la chiacchierata.-

Arianna accettò il dolcetto e disse: - Grazie a lei…di tutto-

Si sorrisero e il vecchietto se ne andò a passo lento, mentre Arianna scorgeva i suoi amici risalire dal sottopassaggio di via San Colombano e si univa a loro salutandoli e sorridendo.

E se Arianna dall’esterno sembrava la solita ragazza allegra di poco prima, qualcosa in lei era cambiato mentre ripensava alle parole di quello strano signore e di come in un mondo allo sbaraglio c’erano ancora persone capaci di trasmettere la speranza.

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