Caccia al “paziente zero”, qualche falla nella catena

Caccia al “paziente zero”, qualche falla nella catena

L’ultima pista sembra condurre ad un agricoltore veneto che sarebbe stato a Codogno

Andrea Bagatta

È stato indicato fin da venerdì scorso come “il collegamento” tra il paziente uno, il 38enne residente a Codogno primo positivo al coronavirus, e gli altri contagiati di Castiglione. Ma «il figlio del barista di Castiglione» sta bene, in isolamento domiciliare, ma senza sintomi di alcun tipo e in attesa dell’esito del tampone, fattogli solo sabato.

«Non so come sia uscita la notizia, ma non ha fondamento - ha spiegato domenica a “il Cittadino” -. Io, come tanti altri, avevo giocato il sabato precedente a calcio con quello che viene indicato come paziente uno, sono stato subito contattato e posto in isolamento come tutti i compagni di squadra. Anzi, poiché alcuni avevano dei sintomi influenzali, la precedenza nei tamponi è andata a loro. Io sto bene, non ho avuto ancora alcun sintomo e sono in attesa dell’esito del tampone».

Un disguido che infastidisce, ma che getta anche un’ombra sulla ricostruzione della catena del contagio da parte delle autorità sanitarie. «Inizialmente ho visto che si parlava di un podista di Codogno, poi tutti i giornali hanno cominciato a parlare dell’amico che aveva giocato a calcio con lui, figlio del titolare del bar di Castiglione - è la ricostruzione dell’uomo -. Il bar è gestito dai miei familiari, ma io non lo frequento in modo particolare, se non per passare a salutare prima di andare a casa. I tre pensionati di Castiglione risultati positivi sono clienti del bar, ma chi può dire con certezza dove abbiano contratto il virus, e soprattutto non c’è nessun elemento di collegamento con il paziente uno, perché non posso aver diffuso io il contagio qui».

Una testimonianza che lascia aperto più di un dubbio dunque sulle ricostruzioni del grappolo di contagio causato dal paziente uno, e che si somma alle incertezze sull’individuazione del paziente zero, ancora non riconosciuto. Ora l’ultima pista sembra condurre a un legame tra il focolaio di Codogno e quello veneto, perché un agricoltore veneto sarebbe stato a Codogno, collegando dunque le due aree di contagio.

Ma che sia lui il paziente zero è ancora tutto da chiarire, ammesso che poi un vero e proprio paziente zero del focolaio lodigiano esista. Le risposte si spera arrivino nei prossimi giorni.


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