Editoriali / Lodi
Domenica 25 Gennaio 2026
San Francesco di Sales. Il ruolo dei media nell’era digitale
Lodi
In occasione di San Francesco di Sales i giornalisti e gli operatori del mondo della comunicazione del Lodigiano si ritroveranno lunedì mattina alle 10.30 nella cripta della cattedrale per la Santa Messa presieduta dal vescovo monsignor Maurizio Malvestiti. A seguire visiteranno con il vescovo la seconda sede del Museo diocesano, inaugurata lo scorso 17 gennaio nella chiesa di San Cristoforo. Come sempre, la celebrazione per il patrono dei giornalisti vuole essere un momento di condivisione, al quale tutti gli operatori del mondo dei media sono invitati, nessuno escluso, ma anche un’occasione di riflessione su un lavoro delicato che deve sempre essere ispirato al bene comune e alla crescita della collettività, senza mai dimenticare l’umano, cioè la persona, colui che sta al centro della notizia.
Negli ultimi anni poi, con l’avanzare impetuoso delle nuove tecnologie e con il trasferimento di una parte della comunicazione su di esse, si sono aperte nuove frontiere digitali, occasione di crescita e di diffusione delle notizie ma al tempo stesso foriere di preoccupazione se non ben governate. Ne fornisce un esempio lucido Papa Leone XIV nel Messaggio per la 60esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebrerà proprio nel 2026. Il messaggio è intitolato “Custodire voci e volti umani”.
Gli ultimi messaggi di Francesco erano concentrati sulla figura del giornalista, sul suo compito e sulla sua responsabilità: il Pontefice invitava gli operatori della comunicazione a consumare le suole delle scarpe, a vedere per raccontare, a una comunicazione non ostile, in grado di costruire ponti e abbattere muri.
Leone si spinge invece nelle praterie inesplorate dei nuovi sistemi informativi, avvertendo in primo luogo come le moderne tecnologie, se non mettono al centro l’uomo, rischiano di diventare strumenti pericolosi. “Negli ecosistemi comunicativi odierni - scrive Leone - la tecnologia influenza le interazioni in modo mai conosciuto prima - dagli algoritmi che selezionano i contenuti nei feed di notizie fino all’intelligenza artificiale che redige testi e conversazioni. Il genere umano ha possibilità impensabili solo pochi anni fa. Ma sebbene questi strumenti offrano efficienza e ampia portata, non possono sostituire le capacità unicamente umane di empatia, etica e responsabilità morale. La comunicazione pubblica - aggiunge il Pontefice - richiede giudizio umano, non solo schemi di dati. La sfida è garantire che sia l’umanità a restare l’agente guida”. Empatia, etica e responsabilità morale. Questo il contributo, tipicamente umano, che i giornalisti possono offrire per una buona comunicazione. Cercando di restituire al lettore o allo spettatore la varietà e la complessità del mondo, le diverse opinioni e interpretazioni sui fatti, evitando dunque che il cittadino si ritrovi nella bolla informativa tipica dei social, che pone l’uomo in un universo chiuso e impenetrabile, in totale isolamento rispetto alle posizioni che non condivide.
Lo sviluppo senza freni delle nuove tecnologie, alimentato da investimenti miliardari dei pochi giganti del web a livello planetario, prevalentemente negli Stati Uniti e in Cina, ci ricorda poi che da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Un messaggio che oggi appare, a dire il vero, poco sentito da chi è più impegnato a fare profitti che a inseguire il bene comune. Sul punto Leone XIV è molto chiaro. “Abbiamo grandi opportunità. Allo stesso tempo, i rischi sono reali. L’intelligenza artificiale può generare contenuti accattivanti ma fuorvianti, manipolatori e dannosi, replicare pregiudizi e stereotipi presenti nei dati di addestramento, e amplificare la disinformazione simulando voci e volti umani. Può anche invadere la privacy e l’intimità delle persone senza il loro consenso. Un’eccessiva dipendenza dell’intelligenza artificiale indebolisce il pensiero critico e le capacità creative, mentre il controllo monopolistico di questi sistemi solleva preoccupazioni circa la centralizzazione del potere e le disuguaglianze”.
Il monopolismo nella proprietà delle nuove tecnologie e soprattutto nella capacità e nella forza economica di fare nuova ricerca nel settore rischiano di determinare dunque anche un monopolismo dell’informazione, con effetti devastanti sulle nostre democrazie, che al contrario traggono forza dal dibattito tra opinioni differenti. E rischia anche di lasciare ai margini miliardi di persone, sul pianeta, specie nei Paesi più poveri, negando loro un accesso a un’informazione pluralistica e dunque spegnendo uno dei motori di sviluppo della società.
* direttore de «Il Cittadino»
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