Opportunità, freni e pericoli della crescita lodigiana
Lodi
Dall’istituzione della Provincia, negli anni Novanta del secolo scorso, la popolazione del Lodigiano è aumentata significativamente. Ma ciò non è avvenuto in maniera costante nel tempo e geograficamente uniforme.
La spinta più forte all’incremento demografico si è registrata per circa vent’anni tra il 1991 e il 2010. Nei quindici anni successivi invece abbiamo assistito a un incremento molto meno marcato.
Inoltre il nostro territorio si è spezzato in due, con l’Alto Lodigiano e la zona di Lodi città che hanno visto accrescere in maniera robusta gli abitanti, mentre la Bassa - soprattutto quella più agricola e lontana da Codogno e Casalpusterlengo - e l’Oltreadda verso Crema soffrono il calo demografico, con paesi senza servizi e scuole chiuse. Vediamo i dati Istat.
L’accelerazione
Nel 1991, in concomitanza con l’istituzione dell’ente provincia, il Lodigiano contava 184.025 abitanti. Nel censimento del 2001 siamo passati a 197.672. Nel 2005 altro balzo a 211.986. Nel 2010 abbiamo toccato quota 227.655.
La frenata
Poi è successo qualcosa, perché nella seconda decade degli anni Duemila la crescita è stata molto meno marcata: 229.413 abitanti nel 2015, 227.343 a fine 2020 (qui ha influito l’alta mortalità del Covid), 230.447 nel 2025 e - ma qui il dato Istat è provvisorio - 232.225 nel 2026.
In sintesi, tra 1991 e 2010 abbiamo guadagnato circa 40.000 abitanti, mentre tra 2010 e 2026 solo 5.000. Questo nonostante l’apporto crescente della componente straniera: era inferiore al 5 per cento nei primi anni Duemila, si è attestata attorno al 10 per cento nel 2010 e oggi è a quota 13 per cento, con una distribuzione provinciale piuttosto disomogenea e città che vedono questa percentuale molto più elevata (Casalpusterlengo e Sant’Angelo Lodigiano).
Il futuro
Una nuova stagione di crescita sarebbe auspicabile e potenzialmente anche possibile vista la bolla immobiliare che espelle abitanti da una Milano ormai invivibile per parte del ceto medio. Le nostre istituzioni - a partire dal Comune di Lodi - credono in questa possibilità. La Provincia di Lodi prevede un incremento degli abitanti e lo ha scritto nel proprio progetto di pianificazione territoriale. Anche il mondo economico guarda in questa direzione.
I segnali
Ci sono poi alcuni segnali incoraggianti, ancora numericamente esigui ma interessanti. La multinazionale farmaceutica italo-svizzera Ibsa ha creato a Lodi il quartier generale italiano, investendo negli ultimi cinque anni 30 milioni di euro: questo significa che intende mettere radici e dunque l’auspicio è che possa contribuire alla crescita demografica del territorio attraendo ricercatori e lavoratori specializzati che oggi gravitano su Milano.
Un altro segnale incoraggiante è rappresentato dalla piena operatività del polo universitario di Veterinaria: dopo anni in cui non si riusciva a far decollare l’accordo di programma e i docenti milanesi non volevano spostarsi a Lodi, oggi tutto questo è finalmente una realtà. E con il passare degli anni una Università che funziona non potrà che portare energie fresche e speriamo anche qualche nuovo abitante.
Rischi e ostacoli allo sviluppo
Un incremento della popolazione simile a quello registrato nella prima decade degli anni Duemila sarebbe una “benedizione” per il nostro territorio, peraltro colpito come altri dal pesante calo demografico. Vedo all’orizzonte però anche rischi e fragilità da non sottovalutare. Il primo è un repentino incremento del costo delle abitazioni e degli affitti soprattutto a Lodi città e nella fascia alta della provincia per effetto di un aumento della domanda e del contagio del “virus” milanese: un fenomeno che se non controllato - e in assenza di una offerta di edilizia pubblica adeguata - creerebbe scompensi sociali rilevanti.
Il secondo problema, che è un serio limite allo sviluppo, è rappresentato dal trasporto ferroviario. Se la tratta Lodi-Milano è molto ben servita e interessata da progetti di potenziamento, così non è per il Sud della nostra provincia che ha molte meno possibilità di unirsi al “treno” di Milano. Una delle tante conseguenze dello spopolamento potrebbe essere questa. Si tratta di un nervo scoperto del nostro sistema provinciale perché non siamo mai riusciti a proporre un serio piano di potenziamento dei trasporti nella parte Sud del Lodigiano. Lo spazio per recuperare non manca ma occorre prendere consapevolezza di questo limite e partire da lì.
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