Lodi, la manifestazione pro Gaza non favorisce l’integrazione

Perché sottoporre dei bambini a messaggi di odio?

Domenica pomeriggio, commentando la manifestazione a favore della Palestina svoltasi a Lodi la mattina, un cronista navigato sosteneva: “In una democrazia ogni tanto le piazze devono ribollire, per far stemperare la tensione latente ed evitare che la protesta sotto traccia prenda una brutta piega”.Avrà pure ragione, ma la manifestazione organizzata dalla comunità islamica a Lodi lascia l’amaro in bocca perché non lavora nella direzione di un - certamente faticoso, ma assolutamente necessario - processo di integrazione. Le premesse non sono state delle migliori, con uno degli organizzatori che pubblicamente non ha condannato l’attacco terroristico di Hamas. Non a caso il sindaco di Lodi, del Partito democratico, ha preso le distanze in maniera assai decisa.

E alcune sigle della galassia pacifista lodigiana hanno chiesto alla comunità islamica un passo indietro, cioè di bloccare la manifestazione e lavorare su una piattaforma comune, che non esentasse Israele dalle proprie responsabilità su Gaza ma al tempo stesso esprimesse la condanna netta verso i terroristi di Hamas.

I pacifisti sono rimasti inascoltati. La manifestazione a favore dei palestinesi di Gaza e contro Israele è andata in scena. Non c’è stata una pubblica condanna di Hamas. Nel mirino è finito lo stato di Israele, ma questo era prevedibile. Si sono ascoltati slogan come “Israele fascista, stato terrorista” e un cartello denunciava “Israele stato terrorista”. In un passaggio di un sermone in arabo si è ascoltato: “Insegnate ai vostri figli che la Palestina sarà araba per sempre e che Israele sarà nostro nemico per sempre”.

In Italia, paese occidentale e democratico, è legittimo scendere in piazza per protestare. La nostra libertà di espressione è sancita e garantita dalla Costituzione.

Quel che stona, in una piazza in cui erano presenti tanti bambini, sono stati i messaggi, per nulla inclini al dialogo. Come possiamo costruire una società accogliente, aperta, che lavora sull’integrazione, quando si sottopongono ai ragazzini delle scuole elementari e medie messaggi che denunciano “nemici per sempre” e stati “terroristi”? La nostra città, le nostre scuole, le nostre istituzioni lavorano ogni giorno per l’integrazione, per costruire ponti e provare ad abbattere muri. È un percorso complesso, lungo, spesso non lineare, lo sappiamo bene, ma necessario. Perché dunque sottoporre a dei bambini, la cui personalità è in fase di formazione e il cui pensiero critico si sta ancora costituendo, messaggi di odio come quelli ascoltati domenica mattina in piazza Castello a Lodi?

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