L’emporio di Peschiera segnale di un’emergenza sociale che il welfare non riesce ad affrontare

Il commento di Marco Ostoni

Dopo San Giuliano, Peschiera Borromeo. La rete degli empori solidali organizzata dalla Caritas si allarga ed è da questa buona notizia che vogliamo partire in un momento in cui anche il Sudmilano è alle prese con fatti assai meno positivi, a partire dagli effetti dell’eccezionale ondata di maltempo che ha sconvolto il Nord Italia e la Lombardia in particolare. Una buona notizia, si diceva, ma anche un campanello d’allarme al quale prestare doverosa attenzione: da un lato per l’emergenza povertà che cresce anche in un’area “ricca” come l’hinterland, dall’altro per il fatto che il sistema pubblico non sembra più in grado, con le sue sole forze, di rispondere adeguatamente alle necessità espresse dal territorio, spingendo il privato sociale - e nello specifico la rete allestita da Caritas Ambrosiana - a mettere in campo iniziative di sostegno ai bisognosi sempre più ramificate e puntuali.

Al netto dunque delle belle parole spese durante l’inaugurazione ufficiale di giovedì dalle diverse personalità intervenute, fra cui l’arcivescovo monsignor Delpini, a illustrazione dell’importanza nel servizio offerto e delle sue specifiche organizzative e funzionali, non si può passare sotto silenzio il fatto che esiste un’emergenza sociale crescente e che il welfare istituzionale - dal livello nazionale, passando per quello regionale e arrivando al comunale - non è più in grado di affrontarla in maniera adeguata. Chiaramente è molto positivo che, sulla scorta del principio di sussidiarietà, si stia costruendo nel tempo una sempre più fitta rete solidale e non è un caso che tessitore privilegiato di tale rete sia il mondo cattolico e, nello specifico, il suo “braccio istituzionale” per la cura dei bisognosi, vale a dire la Caritas. Una lunga tradizione in tal senso, che affonda le radici addirittura nell’età medievale, garantisce qualità e competenza, oltre che umanità e capacità di accoglienza, nella gestione di tali servizi; servizi che riescono oltretutto a convogliare la generosità della popolazione nei confronti di chi versa in situazioni di necessità in aiuti concreti e mirati.

Dopo l’esperienza molto positiva dell’emporio di San Giuliano, l’ampliamento della mensa dei poveri e il “progetto freddo” a San Donato (realtà cui si aggiungano analoghe iniziative portate avanti da anni da alcuni gruppi e movimenti religiosi in tutto il Sudmilano, come quella del Banco alimentare), la nuova struttura peschierese va a coprire anche i bisogni della fascia più orientale del Sudmilano, oggi meno coperta rispetto all’asse della via Emilia. Difficile dire se basterà a coprire le richieste, ma l’essere inserita in una fitta trama di servizi è garanzia di efficienza e prospettiva.

Ricordiamo che i centri di distribuzione sono ormai svariati nel territorio “ambrosiano” (18 empori e 14 botteghe già operative) e che la spesa solidale ha raggiunto nel solo 2023 oltre 18mila persone, a fronte della distribuzione di beni per un volume di 894 tonnellate; il tutto per un valore economico di quasi 4,3 milioni di euro. L’auspicio è che tutto ciò, insieme ad altre iniziative - pubbliche e private - serva da volano per fare uscire dall’emergenza chi oggi è in difficoltà, andando oltre la dimensione della pura copertura dei bisogni essenziali. Si tratta infatti di affiancare alla “carità” percorsi virtuosi di progressiva uscita dalla marginalità dei soggetti oggi destinatari di aiuto. Solo così, gradualmente e con diversi agenti in gioco, l’intero contesto sociale potrà crescere.

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