La fermezza di un uomo e un’organizzazione perfetta

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Sant’Angelo Lodigiano

Quando, pochi minuti dopo le 19, il Santo Padre ha fatto il suo ingresso in basilica, i fedeli che lo avevano atteso pazientemente in un caldo afoso che non dava tregua sono esplosi in un fragoroso applauso. E gli affanni delle ore precedenti sono svaniti in un battibaleno, di fronte a un uomo sorridente, dallo sguardo mite ma dalla parola forte, ferma. Papa Leone XIV è apparso a Sant’Angelo Lodigiano per quel che è, un uomo che si porta dietro le sue fatiche, come tutti - prima di varcare le porte della chiesa si è fermato qualche istante per un poco di ristoro dopo il volo in elicottero da Pavia, il bagno di folla allo stadio Chiesa e il percorso in Papamobile sotto il solleone - ma che è in grado di trasmettere un senso di sicurezza e serenità, di tenere il punto, senza alzare la voce.

Per Sant’Angelo Lodigiano, per l’intera diocesi di Lodi, la visita pastorale nella terra di Santa Francesca Cabrini è un dono, un evento inatteso ma non insperato e che passerà alla storia. «Quando ho saputo che Sant’Angelo Lodigiano dista pochi chilometri da Pavia, ho pensato subito di cogliere l’occasione… Ed eccomi qua. Grazie, grazie della vostra calorosa accoglienza! Così voi mi dimostrate l’amore della Chiesa laudense per il Papa, un amore che madre Cabrini nutriva con singolare devozione e obbedienza», così ha detto Papa Leone, davanti a una basilica gremita.

La visita del Pontefice, annunciata ufficialmente solo lo scorso 23 aprile, è innanzitutto un evento di fede, che parla ai cristiani e che - stante la figura di Madre Cabrini - li interroga sull’approccio al fenomeno migratorio. Ma quanto accaduto nella giornata di sabato 20 giugno va oltre la sfera religiosa. E, a poche ore dalla sua conclusione, è giusto attribuire i meriti a quanti hanno lavorato affinché tutto fosse organizzato alla perfezione, d’intesa con la Prefettura della Casa Pontificia e la Gendarmeria Vaticana: e dunque Diocesi di Lodi, Comune di Sant’Angelo Lodigiano, prefettura, questura, forze dell’ordine, vigili del fuoco, volontari, la galassia dell’assistenza medica e mi fermo qui, nella consapevolezza che sarebbe impossibile citare tutti.

Non era facile accogliere un Pontefice in una cittadina di 13mila abitanti, che non dispone di grandi spazi attrezzati all’aperto, di particolari strutture per sopportare numeri elevati, soprattutto alla luce del fatto che la strada che avrebbe percorso Leone XIV in Papamobile è una semplice via del centro, di dimensioni contenute. Invece è andato tutto bene, grazie a una preparazione meticolosa affrontata in una manciata di giorni, grazie alla pazienza delle migliaia di fedeli o anche di semplici curiosi che si sono assiepati negli spazi all’aperto fin dal primo pomeriggio, mentre il termometro superava i 35 gradi.

Per Sant’Angelo e per l’intero territorio lodigiano quella di sabato 20 è una prova superata brillantemente, di cui andare orgogliosi. Segno che quando si lavora insieme, con buona volontà e coordinamento, i risultati arrivano.

Chiudo, volutamente, su Sant’Angelo. Una cittadina che dagli anni Novanta a oggi è cambiata radicalmente. Ebbene, per la prima volta sabato è emerso - o forse, meglio dire riemerso - in tutta la sua pienezza un sentimento di orgoglio, un senso di appartenenza positivo che ha fatto sì che la festa divenisse collettiva. Qualcuno, e l’ho già scritto, si è lamentato per qualche piccolo, minuscolo disagio - penso ai supermercati chiusi - ma forse non si è reso conto della portata epocale dell’evento che ha coinvolto un popolo intero. Con il passare dei giorni, quando tutto tornerà alla normalità, davvero si comprenderà a pieno come la visita di Leone XIV sulle orme di Madre Cabrini è già storia.

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