Il ministro Valditara sbaglia, l’umiliazione non fa crescere

Il commento di Elena Bulzi

“L’umiliazione è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità”. Le parole del ministro dell’istruzione e del “merito” Valditara, pronunciate a fine novembre, continuano a rimbalzarmi nella testa, e ad ogni rimbalzo il disagio che avverto è sempre più stridente. La prima associazione che istintivamente è scattata in me quando ho sentito questa frase - gli strani percorsi della mente! - è stata con il nonnismo, quel fenomeno ben noto in base al quale “i militari di leva prossimi al congedo adottano comportamenti di prepotenza e d’intimidazione nei riguardi delle reclute, facendosi riconoscere privilegi, e non di rado puniscono le reclute ribelli con scherzi anche crudeli” (dizionario Treccani).

Adesso la leva obbligatoria non c’è più, ma il fenomeno rimane, pur con altre definizioni, e continua ad inquinare gruppi sociali ed a perpetuare una crudeltà dagli esiti sempre nefasti. Non è estemporanea infatti la rima di “nonnismo” con “bullismo”.

Chi, come me, lavora da tanti anni con i preadolescenti, vede questa idra dalle molte teste serpeggiare ovunque e crescere. Quando ci sembra di aver tagliato una testa attraverso energie spese in formazione, in attività con i ragazzi, discussioni, laboratori… ecco che un’altra testa serpeggia poco distante. E allora si ricomincia, pur senza pensarci come degli Ercole, la cui seconda fatica fu proprio l’uccisione della mostruosa idra, ma forti solo della radicata convinzione che il compito educativo sia una delle cose più importanti per non perdere futuro.

Tutti sappiamo che il bullismo ha alla sua base un bisogno di umiliare l’altro.

Ma da dove nasce questo bisogno mortifero?

Il verbo umiliare, ha una radice etimologica che lo collega all’humus, cioè alla terra. La stessa radice da cui proviene la parola umiltà. Se entrambe si radicano nell’humus, i frutti che ne derivano sono però ben diversi! Nel primo caso si vuole ridurre l’altro ad una nullità, calpestandolo (a volte non solo metaforicamente) sotto i propri piedi, proprio come si calpesta la terra e vantandosi poi di queste gesta facendole ora circolare sui social.

Invece nel caso dell’umiltà, che non si può certo imporre, ci si sente fatti della stessa “terra” degli altri: tutti umani allo stesso modo, pur ciascuno con le proprie peculiarità. Da qui nascono atteggiamenti preziosi come l’empatia e la responsabilità nei confronti degli altri. L’empatia consiste nel riconoscere le emozioni degli altri come se fossero proprie, mentre la responsabilità mi fa sentire la domanda che si alza dall’altro, anche se silenziosa o appena sussurrata, e mi porta a cercare di rispondervi in modo adeguato.

Empatia e responsabilità vanno seminate e coltivate con cura e con fatica, altrimenti la radice che cresce prepotente è solo quella della gramigna delle relazioni sociali cioè il bisogno di umiliare.

I ragazzi sanno, perché lo sperimentano nel loro vissuto, che sono fondamentali per vivere bene, in classe e fuori, la presa in carico dei loro bisogni, l’arginamento delle loro intemperanze, la capacità di dare un nome alle loro emozioni, il supporto fattivo nei momenti di difficoltà, e molto altro ancora. Lo sanno e lo chiedono con forza alla scuola: forse perché è uno degli ambiti in cui percepiscono che queste richieste non cadono nel vuoto? Ma la scuola da sola non ce la può fare se l’humus culturale e sociale alimenta prevalentemente radici di umiliazione. Si pretende in questo modo di estirpare il fenomeno odioso del bullismo, basato proprio sull’umiliazione dell’altro, utilizzando la stessa semente!

E noi a scuola cosa facciamo per prevenirlo e/o contrastarlo? Certo, quando accadono episodi conclamati di bullismo, dobbiamo sanzionare, e lo facciamo. Consapevoli però del fatto che il lavoro enorme, per quanto poco visibile, perché decisamente meno spettacolare della punizione esemplare - pur legittima - è quello della costruzione di percorsi che attivino gli atteggiamenti di empatia e di responsabilità.

E allora proprio no, signor ministro, l’umiliazione non soltanto non è “un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità”, ma è ciò contro cui migliaia di insegnanti e di educatori quotidianamente lottano a mani nude per tentare di ricucire squarci relazionali che dissanguano i nostri ragazzi.

Nella terra delle relazioni sempre più urlate ed umiliate, abbiamo bisogno di aiuto per seminare semi fecondi di responsabilità.

E noi adulti siamo sempre i primi responsabili.

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