I “lavoratori marginali”
che vivono accanto a noi

Nel dossier redatto dalla Caritas di Lodi per illustrare i servizi svolti nel 2022 spicca una novità interessante. «È stato potenziato - scrivono gli estensori - il servizio di dormitorio, oggi aperto anche di giorno per coloro che lavorano di notte». Questo significa che esiste una fascia di lavoratori, impiegati su turni, che pur avendo un’occupazione e dunque uno stipendio, non riescono a pagarsi un affitto e sono pertanto costretti ad appoggiarsi alle strutture della Caritas. E il loro numero non deve essere trascurabile, se è vero che ha portato la struttura diocesana ad ampliare gli orari di utilizzo del dormitorio.

Questi lavoratori sono quelli che la letteratura americana definisce “working poor”, persone in condizione di povertà nonostante abbiano un lavoro e dunque un’entrata economica. Non è mai semplice né piacevole definire delle categorie, ma per argomentare un ragionamento a volte queste semplificazioni sono necessarie, e dunque possiamo dire che anche nel tessuto sociale di una città di piccole dimensioni come Lodi esiste un fenomeno che fino a pochi anni fa era tipico delle metropoli.

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Pochi giorni fa «il Cittadino» ha raccontato la storia di una lavoratrice africana, che vive nel Lodigiano, e che è stata licenziata perché è partita per il proprio paese d’origine nonostante il datore di lavoro non avesse concesso l’aspettativa. Beninteso, è facoltà di un’azienda non concedere l’aspettativa e dunque la lavoratrice dal punto di vista formale ha commesso un errore. Quel che è interessa è però ciò che sta dietro a questa storia: perché la donna, che lavora nel comparto delle pulizie, è partita per l’Africa per poter partecipare al funerale della mamma, dopo che le erano state negate le ferie, che non aveva ancora maturato. Siamo nel perimetro della legge, tuttavia gli stessi sindacati che hanno fatto emergere questa vicenda sottolineano come il tema dei diritti - qui stiamo parlando di una donna (categoria fragile) straniera (altra categoria fragile) che voleva dare l’ultimo saluto alla madre - talvolta trovi una barriera proprio nelle regole.

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Mercoledì alla nostra redazione è arrivata la telefonata di un “rider” di Lodi, italiano, uno di quelli che vediamo sfrecciare per la città in bicicletta per consegnare panini o pizze a domicilio. Chiedeva ascolto, anche a nome di altri colleghi, per denunciare che è stata posta una recinzione nei pressi del McDonald’s della tangenziale (il fast food non ha responsabilità) e per effetto di questa novità i “rider” sono costretti ora a percorre in bicicletta la tangenziale stessa, contromano, per arrivare al McDonald’s, che è uno dei principali operatori a cui si rivolgono i lodigiani che ordinano su piattaforme come Deliveroo, Glovo o Just eat il pranzo o la cena a domicilio . Il fenomeno dei “rider” non è nuovo ed è letteralmente esploso negli anni della pandemia: a Lodi non ci sono solo ragazzi giovani, spesso stranieri e che in taluni casi arrivano da Milano in treno, ci sono anche studenti universitari italiani e perfino qualche pensionato. Un microcosmo che esiste, è attorno a noi e che a quanto pare è più organizzato di quanto si pensi, se è vero che una delegazione si è presa la briga di contattare il quotidiano locale per protestare contro il Comune.

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Queste tre storie ci dicono che le nostre comunità stanno cambiando velocemente, che i modelli economici di riferimento sono in una fase di forte evoluzione e non sempre il progresso porta con sé la tutela dei diritti (i “rider” ad esempio vengono pagati in base a un algoritmo gestito da piattaforme, che sono di proprietà di multinazionali al pari di Facebook o Amazon).

Il primo passo per cercare di intervenire a sostegno dei “lavoratori marginali” è prendere atto che esistono, non solo a Milano, ma anche nelle nostre città e nei nostri comuni, a Lodi come a Melegnano o Casalpusterlengo. Fra poche settimane si celebrerà la ricorrenza del Primo Maggio: sarebbe bello che si potesse dedicare attenzione a questi “fantasmi”, facendoli uscire dall’anonimato. Non ci siamo quasi accorti che sono diventati parte integrante del nostro tessuto economico, oggi è giunto il momento di prendere coscienza. Apriamo gli occhi.

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