Cinque parole per raccontare i cambiamenti in atto nel Lodigiano e nel Sudmilano

LA RIFLESSIONE L’editoriale del direttore a chiusura del 2025

Sono grato, ancora una volta, a tutte le istituzioni e a tutti i sindaci che hanno aderito al “Brindisi” del «Cittadino». Ho colto, specie nei primi cittadini dei Comuni più piccoli, la voglia di raccontare e di raccontarsi, di far vedere che le proprie comunità sono vive e vitali e che insieme si possono superare le difficoltà. Dei tantissimi messaggi ricevuti, che trovate pubblicati in queste pagine, ho provato a fare una sintesi, che condenso in cinque parole. Se volessimo fare un grafico a nuvola, potremmo dire che sono le cinque parole con le quali si apre il 2026 in molti Comuni del territorio.

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SICUREZZA
È inevitabile partire da qui, perché fino a pochi anni fa specialmente nei piccoli Comuni questo tema non era in cima all’agenda degli amministratori e un furto in un’abitazione o in una cascina faceva notizia per giorni nei bar di paese. Oggi il contesto è, obiettivamente, fortemente cambiato e la microcriminalità tocca un po’ tutti. Negarlo sarebbe ipocrita. E così, in tanti, nei messaggi di fine anno hanno evidenziato da un lato l’ottima collaborazione con le forze dell’ordine, dall’altro un po’ di scoramento perché a fronte del tanto impegno, messo in campo anche dalle polizie locali, poi non sempre i risultati sono apprezzabili. La certezza della pena certamente resta un tasto dolente. Sicurezza però significa convivenza civile, tutela dei più deboli e delle attività economiche. È chiaro ormai a tutti, tranne a chi non vuol vedere, che una minor percezione di sicurezza incide sulla qualità della vita.

E ancora, senza voler chiamare in causa gli agghiaccianti ultimi episodi di Milano, possiamo però pacificamente dire che la violenza tra giovanissimi è una emergenza sociale anche nei nostri territori. Furti, rapine, aggressioni, piccole estorsioni, episodi di bullismo e cyber bullismo sono realtà anche lontano dalla metropoli. Per fortuna molti sindaci ne hanno preso atto: perché per risolvere un problema la prima cosa da fare è riconoscerlo.

CULLE VUOTE
Il vero problema sociale dei nostri tempi è la denatalità. Siamo una società che fa troppi pochi figli e siamo finiti in una spirale da cui sarà difficile uscire nei prossimi decenni. Il discorso vale per il Lodigiano e il Sudmilanese, ma vale più in generale per l’Italia e per molti paesi occidentali. La sensazione è che al di là delle politiche a sostegno della famiglia, che certo potrebbero essere più robuste, il freno sia di carattere culturale. Detto questo, non mancano i sindaci che stanno investendo per cercare di offrire più servizi a chi decide di mettere al mondo un figlio. Penso agli asili nido in costruzione grazie ai fondi del Pnrr: scorrendo i “Brindisi” troverete molti riferimenti a queste opere. E agli interventi della Provincia sulle scuole superiori. Così come troverete tanti interventi per l’edilizia scolastica, slegati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Un po’ più povero il piatto invece se guardiamo all’impiantistica sportiva e questo è un tallone d’Achille.

SOCIALE
Le nostre comunità stanno invecchiando velocemente. Questo significa che aumentano i bisogni, le esigenze sul fronte sociale, anche perché contemporaneamente stanno cambiando le nostre famiglie, che riescono a occuparsi degli anziani con minor intensità di quanto avveniva in passato. Al tempo stesso stanno aumentando anche le esigenze sul versante scolastico, con un numero crescente di ragazzi bisognosi di educatori fa affiancare ai docenti. Tutto questo incide sui costi dei Comuni e molti sindaci nelle prossime pagine lo evidenzieranno con chiarezza. Per fortuna, una parte dei bisogni delle comunità ottengono una risposta dal volontariato, una risorsa insostituibile per i nostri paesi e le nostre città. Sono decine i messaggi che incorporano un ringraziamento alle realtà del terzo settore. E accanto al volontariato laico occorre indicare il ruolo svolto dalle parrocchie, dai parroci, dai sacerdoti, dai religiosi e dalle religiose: all’innegabile e fondamentale impegno pastorale va aggiunto il ruolo sociale di primo piano che ancora viene esercitato dalla Chiesa cattolica. Provate a immaginare cosa accadrebbe nelle nostre comunità se di punto in bianco venissero meno le innumerevoli iniziative sociali promosse dal cattolicesimo... pensiamo semplicemente al ruolo insostituibile delle Caritas.

COMUNITÀ
L’impegno di molti sindaci, specie nei paesi più piccoli, è quello di riuscire a mantenere un contesto di comunità, di vicinanza, di solidarietà, che passa anche dalla presenza dei servizi. A ben pensarci, lo spirito di comunità è quello su cui molti piccoli Comuni possono fare affidamento per non spegnersi, a fronte di una riduzione della popolazione che peraltro invecchia e rischia di chiudersi in sè stessa. Lo hanno capito bene nella profonda Bassa Lodigiana, ad esempio a Caselle Landi e Castelnuovo Bocca d’Adda, paesi che stanno sperimentando le difficoltà del nostro tempo: i sindaci e le comunità sono impegnati nel rilancio delle comunità, con l’obiettivo di renderle attrattive, di rivitalizzarle anche dal punto di vista economico, sfruttando le bellezze naturalistiche. Chi lo ha detto che i piccoli borghi sono destinati a morire? Con politiche sagge e la capacità di lavorare in rete si può almeno provare a dare un futuro ai paesi rurali. Il fiume Po, la natura, le cascine, l’agricoltura e l’enogastronomia possono fungere da richiamo. E anche la miglior qualità della vita, certamente meno frenetica che a Milano, può essere una carta da giocare.

TERRITORIO
L’ultima parola con cui si apre il 2026 è territorio. Nel senso che in moltissimi messaggi dei sindaci viene indicato l’impegno per l’aggiornamento del Piano di governo del territorio (il vecchio piano regolatore) alla luce dell’approvazione del Piano territoriale di coordinamento provinciale. Per il Lodigiano si apre una fase impegnativa e delicata perché i Comuni, tutti insieme, sono chiamati a definire il proprio futuro urbanistico in un momento di grandi cambiamenti, penso all’avanzata dei Data center e dell’agrivoltaico. Ma è anche una fase ricca di opportunità perché, se ben sfruttata, questa finestra potrà permettere una crescita organica del territorio senza le decisioni a macchia di leopardo che hanno caratterizzato i decenni precedenti, pensiamo allo sviluppo delle logistiche lontano dalle grandi arterie viabilistiche.

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