Un crollo del 21% per l’export lodigiano, è il dato peggiore in Lombardia

ANALISI Pannullo (Uil): «Si evidenzia una profonda sofferenza del tessuto produttivo e manifatturiero locale»

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Lodi tradita dall’export. Se il dato regionale delle esportazioni nel primo trimestre 2026 è in linea con quello dell’anno scorso, pur in caduta di -6,45 per cento rispetto al trimestre precedente, il dato lodigiano precipita con -21 per cento, maglia nera tra i territori della Lombardia. «Il dato relativo alla provincia di Lodi rappresenta il campanello d’allarme più critico dell’intero quadro regionale» commenta Luca Pannullo, coordinatore Uil Lodi. Le esportazioni regionali valgono 40,9 miliardi di euro, valore uguale a quello del primo trimestre 2025, mentre le importazioni si attestano a 42,8 miliardi, -7,5 per cento anno su anno. Tra i settori crescono mezzi di trasporto (+12,1 per cento) e farmaceutica (+9.7 per cento), arretrano tessile-abbigliamento (-7,9 per cento), chimica (-6,1 per cento), macchinari (-5,5 per cento).

A livello territoriale sei province aumentano le esportazioni, sei le diminuiscono. Maglia nera Lodi, con un impressionante -21 per cento. «Il territorio lodigiano subisce la flessione più pesante in Lombardia, evidenziando una profonda sofferenza del proprio tessuto produttivo e manifatturiero locale – dice Luca Pannullo, coordinatore UIL Lodi -. Questo drammatico calo sconta la forte fragilità delle filiere territoriali e la loro elevata esposizione al rallentamento dei mercati esteri di riferimento. Per la UIL Lombardia, il caso Lodi dimostra come la tenuta della media regionale nasconda vere e proprie emergenze locali. Senza un piano straordinario di sostegno, si rischia di compromettere la tenuta occupazionale e la stabilità economica di un intero bacino industriale». Il dato numerico peraltro avrebbe bisogno di altre conferme, perché su un territorio piccolo come il Lodigiano, con numeri contenuti, gli scostamenti, positivi o negativi, possono essere molto marcati, soprattutto in ragione di commesse legate alla ciclicità per singoli comparti verticali quando non per singole aziende, soprattutto dopo l’impetuosa crescita delle esportazioni negli ultimi anni post-covid.

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