“Truffa” dei diamanti da investimento: oltre 23mila reclami a Banco Bpm

L’ammontare complessivo delle richieste di risarcimento è di 700 milioni di euro

Serviranno anni al gruppo Banco Bpm per mandare agli archivi definitivamente la “grana” dei diamanti da investimento: pietre preziose vendute da società private ai clienti del Banco (con “intermediazione” della banca stessa, i contratti fisicamente si firmavano in filiale) a un prezzo ben più elevato del reale valore di mercato. Fallita la società che collocava i diamanti, è in corso il procedimento (assai lungo a dire il vero) di restituzione delle pietre ai correntisti.

Proseguono inoltre le trattative tra questi ultimi e l’istituto di credito per i risarcimenti: una parte delle vertenze sono state chiuse (la banca propone la restituzione di parte dell’investimento, tra il 40 e il 60 per cento circa, oltre alla riconsegna della pietra), altre attendono ancora una definizione.

Il quadro della situazione emerge dalla relazione al bilancio 2020 del gruppo Banco Bpm. Si apprende che, al 31 gennaio 2020, “risultavano pervenuti circa 23.700 reclami per un petitum complessivo di circa 700 milioni (il valore degli investimenti); di questi circa 1.300 hanno dato luogo a procedimenti civili che vedono la banca convenuta per un petitum complessivo pari a circa 64 milioni”. Rispetto al totale dei clienti che rivendicano il diritto al risarcimento, il numero di quelli che hanno scelto la via giudiziaria è limitato. Anche perché la politica della banca è quella di trattare con i singoli correntisti per definire in forma stragiudiziale le singole posizioni. Ma, a differenza di altri istituti di credito coinvolti, Banco Bpm non propone il risarcimento integrale ma solo parziale. Con la clausola, una volta raggiunto l’accordo, che il cliente non si rivalga poi in sede giudiziaria.

Dalla relazione al bilancio 2020 emerge che finora “risultano essere stati definiti reclami e contenziosi per un petitum complessivo superiore a 500 milioni”. Qui occorre però una precisazione, perché il mezzo miliardo di euro citato nella relazione non corrisponde al totale dei risarcimenti erogati dalla banca, ben inferiore. Nel 2017 l’istituto di credito aveva predisposto un fondo straordinario per fronteggiare il “caso diamanti”: dal totale, nel 2020 sono stati prelevati per i rimborsi 108 milioni, che si sommano ai 115 del 2019 e ai 33 del 2018. Dunque la riserva straordinaria è stata intaccata in tre anni di 256 milioni, circa la metà rispetto al valore delle operazioni contestate dai clienti.

Al centro dello scandalo le principali banche italiane. Oltre a Banco Bpm anche Intesa Sanpaolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e addirittura alcune banche di credito cooperativo (oggi Iccrea), anche nel Lodigiano. Il gruppo guidato da Giuseppe Castagna risulta però il maggiormente esposto, anche se, va precisato, la “questione diamanti” è una eredità scomoda portata dal Banco Popolare (Verona-Lodi) nella fusione con la Banca Popolare di Milano. Tanto che lo stesso Castagna è più volte intervenuto sul punto. In attesa che il tempo lenisca le ferite, alcuni altissimi dirigenti del vecchio Banco Popolare sono stati allontanati o si sono dimessi. Altri, meno importanti ma pur con incarichi rilevanti, sono ancora nel gruppo.n

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