Siglato il patto lombardo-veneto: più peso su Roma e su Bruxelles

IL VERTICE L’assessore regionale lodigiano Guidesi lancia il progetto, che ha anche un valore politico

Il patto ha un valore economico, perché unisce due delle regioni maggiormente dinamiche in Italia, ma se letto in filigrana ha anche una forte valenza politica. Perché in un momento di incertezza, anche nel centrodestra nazionale - con pesi ed equilibri che stanno variando - l’obiettivo è creare una rete tra le regioni italiane economicamente trainanti, in modo che possano parlare con Roma e con Bruxelles con una voce più forte. E affinché possano confrontarsi con Bruxelles anche in maniera autonoma, forti del loro peso economico e industriale.

Il patto Lombardia-Veneto

È per questo che il patto strategico tra Lombardia e Veneto firmato ieri a Desenzano del Garda dai due assessori regionali allo Sviluppo Economico (rispettivamente Guido Guidesi e Massimo Bitonci, quest’ultimo al lavoro da pochi giorni) va interpretato come qualcosa di più di un semplice asse di collaborazione su quattro principali linee d’intervento: sviluppo delle filiere produttive complementari; supporto al credito e strumenti finanziari condivisi; collaborazione tra finanziarie regionali; rafforzamento della presenza e del peso delle regioni produttive italiane in Europa. A cui si aggiunge l’obiettivo di costruire uno strumento condiviso dedicato al rafforzamento delle competitività delle imprese lombarde e venete.

La “rete” Lombardia, Veneto, Liguria, Piemonte, Emilia Romagna

Il dato insomma è certamente economico ma forse e ancor di più politico, perché segna lo sforzo delle regioni di farsi sentire con una voce unitaria verso Roma. E non è questione di colore politico, se è vero che l’accordo Lombardia-Veneto segue altre iniziative simili, come la Cabina economica del Nord Ovest nata nel 2023 a Genova con Lombardia, Piemonte e Liguria (regioni di centrodestra) o l’intesa firmata a Corte Sant’Andrea lo scorso maggio tra Lombardia ed Emilia Romagna, dunque regioni di centrodestra e centrosinistra, che rappresentano una quota rilevante della manifattura nazionale.

E dunque, mettendo insieme le istanze economiche di Lombardia, Veneto, Liguria, Piemonte ed Emilia Romagna si punta a creare un movimento in grado di esercitare pressione in maniera significativa sui governi italiano ed europeo. Una sorta di “lobby pubblica”, imperniata sulle regioni e non sulle singole aziende.

Gli equilibri romani

Si dirà, che bisogno hanno le regioni del Nord, tutte di centrodestra (tranne l’Emilia Romagna), di farsi sentire attraverso questa nuova rete a Roma, dove governa proprio il centrodestra. Domanda opportuna, ma che va inserita in un contesto da non trascurare, nel quale le regioni del Nord sono ancora in maniera importante leghiste (pensiamo solo ai governatori Fontana e Stefani), mentre il governo Meloni è a traino Fratelli d’Italia.

«La questione non è soltanto economica. È anche, e forse soprattutto, politica - osservava ieri un commentatore, vicino alla Lega -. Perché dietro la nascita di questa rete si intravede un tentativo piuttosto esplicito di ricomporre il cosiddetto Nord produttivo attorno a una strategia condivisa, in grado di incidere nei luoghi dove si definiscono le politiche industriali, fiscali ed energetiche che riguardano il sistema delle imprese. L’idea è semplice nella sua impostazione: se i territori che trainano l’economia italiana riescono a coordinarsi, possono rafforzare il proprio peso negoziale sia nei confronti del governo nazionale sia nelle dinamiche europee».

Il progetto europeo

Non solo, perché il passo successivo è quello di provare ad allargare questa rete ad altre regioni europee a trazione manifatturiera, come i Land tedeschi o alcune regioni spagnole. Le stesse che negli scorsi mesi hanno collaborato con l’assessore Guidesi nell’alleanza europea delle regioni dell’automotive, di cui l’assessore lombardo è stato presidente per il 2025, ricevendo il testimone dalla Navarra.

L’associazione con Ferrara

La cifra di questo nuovo accordo è il dinamismo dei territori. E forse va interpretata anche in questa ottica la nascita del “sindacato dei territori del Po”, concetto affascinante ma certamente assai impegnativo che i quotidiani di Ferrara hanno abbinato all’associazione creata dal sindaco della città emiliana e dall’assessore Guidesi (entrambi leghisti) per rappresentare le istanze del Nord. La notizia è di pochi giorni fa.

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