SAN COLOMBANO “Brilla” l’oro rosso della collina ma preoccupa il vino in giacenza
Un momento della vendemmia 2020 (Ronsivalle)

SAN COLOMBANO “Brilla” l’oro rosso della collina ma preoccupa il vino in giacenza

Entra nel vivo la raccolta: delle uve «La qualità è molto buona»

Poca malattia, nessun danno da maltempo, ottima resa e ottima qualità. Finita la raccolta dell’uva bianca, in collina a San Colombano si passa alla nera, e la vendemmia entra nel vivo con buone prospettive. A preoccupare, semmai, sono le giacenze di vino in cantina, che già portano alcuni cambiamenti: meno raccolta per le riserve, più selezione e ritiro delle uve solo dai privati “storici” fornitori.

L’annata si presenta ottima anche quest’anno. «Forse non al livello eccezionale delle ultime stagioni, ma comunque molto buona – dichiara Diego Bassi, presidente del Consorzio Doc e titolare di Casa Valdemagna -. Si perde qualcosa in gradazione, ma questo potrebbe essere addirittura un vantaggio, soprattutto in un’annata come questa. Avere qualche grado in meno permetterà di avere vini più equilibrati, e tutte le bottiglie di pronta beva ne trarranno beneficio». Della stessa idea Giancarlo Tosi della cooperativa I Germogli: «Gradazioni elevate vanno bene per le riserve e i vini importanti, quest’anno avremo bottiglie più equilibrate e godibili».

I grappoli in vigna si presentano però al meglio in consistenza, lucentezza e profumi. E se la selezione ormai la fa da padrona, anche il 2020 si preannuncia una grande vendemmia. «Barbera e Merlot sono spettacolari, con ottima gradazione in acino che preannuncia 14 gradi in bottiglia – dice Chicco Riccardi, patron della Nettare dei Santi che non si perde la vendemmia, nonostante la guida aziendale sia passata al figlio Gianenrico -. Raccogliamo Barbera in plateau per il Roverone Riserva, ed è un’uva eccezionale quest’anno. Il Merlot invece sarà un po’ sacrificato perché abbiamo deciso di non produrre il Franco Riccardi, quindi è stato colto per il Novello e per la base di altri rossi».

Il problema è lo stesso per tutti: il lockdown e la chiusura del settore ristorazione e accoglienza hanno lasciato le cantine piene, e anche se nessuna cantina sembra essere andata in sofferenza totale, le giacenze si fanno sentire. Si taglia qualche vino, si fa maggiore selezione sull’uva, non si compra l’uva dei privati coltivatori, se non dai propri fornitori “storici”. Negli anni le aziende vitivinicole hanno sempre più curato la coltivazione su terreni di proprietà secondo metodi propri, per ottenere la massima qualità, e a maggior ragione quest’anno, senza bisogno di fare volumi, le produzioni amatoriali di uva non interessano. Differenziare e selezionare d’altronde sono ormai le parole d’ordine della vendemmia in collina: la stessa qualità di uva, su vallate diverse o con diverse esposizioni, possono essere raccolte anche a distanza di una settimana. E non è solo questione di processo (comunque gli impianti di pigiatura possono ricevere solo una certa quantità di carico per volta): enologi e tecnici escono tutti i giorni a visitare i diversi vigneti stabilendo dove l’uva sia matura al punto giusto, rispetto alla resa che si vuole ottenere, maggiore o minore gradazione, più fresca beva o intensità, profumo e freschezza (soprattutto per i bianchi e le uve da rosato). Con qualche valutazione extra: incidenza di malattie incipienti sui filari (insidiosa la tignola sulla Barbera in questi giorni) oppure previsioni meteo avverse che consigliano l’anticipo di due o tre giorni. Insomma, sempre meno istinto e sempre più professionalità, per un vino che negli ultimi 30 anni ha fatto passi da gigante.


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