«Prosciutto cotto a rischio tumori», Mola proprio non ci sta
SALUMI Il referente lodigiano Federcarni: «Si scredita il nostro patrimonio culinario»
Prosciutto cotto tra i cancerogeni di tipo 1 della tabella dell’Organizzazione mondiale della sanità, il referente di Federcarni territoriale, Marco Mola, non ci sta: «I nostri sono prodotti d’eccellenza, queste sono solo notizie atte a screditare il nostro patrimonio culinario».
La decisione del’Organizzazione mondiale della sanità di inserire il prosciutto cotto e altre tipologie di carni trasformate e processate nella tabella “cancerogeni di tipo 1” è sì vera, ma risale all’ottobre del 2015.
A quel tempo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Airc) analizzando la letteratura scientifica disponibile, ha stabilito che il consumo di carni lavorate (tra le quali rientrano anche pancetta, salame, salsicce e altri insaccati) aumenta la probabilità di contrarre tumore al colon.
Per questo motivo, sono state inserite nel gruppo 1, quello dei “cancerogeni certi”. Se si mangia il prosciutto cotto però non ci si ammala di cancro: semplicemente, la dicitura “cancerogeno di tipo 1” significa che la probabilità di contrarre una tipologia di cancro aumenta, ma non c’è un rischio del 100%. «Mi espongo personalmente e dico che a mangiare il prosciutto cotto non c’è nessun problema - dice Mola -. La nostra filiera è controllata, l’allevamento dei suini è un’eccellenza del territorio e i prodotti che escono dalle nostre cascine sono di qualità eccelsa. Certo, poi ci sono casi come quello di Mantova, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio».
Il fatto che le carni lavorate rientrino nel gruppo 1 sarebbe dovuto alla loro componente di nitriti, nitrati e altri additivi.
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