Manca un accordo quadro e le superfici aumentano: 2026 opaco per il pomodoro

PREZZI Confagricoltura teme per gli equilibri della filiera

«La campagna del pomodoro da industria 2026 si apre con elementi di forte incertezza. A rischio sono gli equilibri di filiera». L’allarme è di Confagricoltura Milano Lodi e Monza Brianza, preoccupata dall’assenza di un accordo quadro con la parte industriale e dal previsto ulteriore aumento del 10-12% delle superfici coltivate determinato dall’effetto combinato dei buoni prezzi della scorsa campagna e dal crollo delle quotazioni di colture alternative come mais, soia, cereali autunno vernini e riso.

Negli ultimi tempi, sottolinea l’associazione agricola, molte organizzazioni produttrici hanno aumentato troppo le superfici senza una reale programmazione. Ed ora l’eventuale eccesso di offerta potrebbe avrebbe ricadute sul prezzo finale riconosciuto agli stessi produttori.

Tra gli operatori circolano indicazioni informali che ipotizzano un possibile assestamento del prezzo attorno ai 12 euro al quintale rispetto ai 14,20 euro medi della campagna 2025. «Il pomodoro da industria non è una coltura che si possa inseguire sull’onda del prezzo di un solo anno - commenta il presidente interprovinciale Francesco Pacchiarini - E’ una filiera complessa che richiede programmazione, responsabilità e trasparenza da parte di tutti i soggetti coinvolti, a partire dal rapporto tra produzione agricola e industria di trasformazione. Se l’offerta cresce senza una gestione condivisa delle superfici e dei volumi, il prezzo diventa l’unico strumento di aggiustamento e a pagarne il conto sono le aziende agricole».

L’industria di fronte ad un potenziale eccesso di offerta ha avanzato come prima proposta la revisione della tabella qualità: dopo le modifiche introdotte nella scorsa campagna, che avevano riequilibrato in parte il rapporto a favore dei produttori, ora spinge per un ritorno alle condizioni precedenti. «Quella del 2026 - è l’auspicio di Pacchiarini - può ancora essere una campagna sostenibile, ma solo se si evitano scelte di corto respiro e si torna a governare il settore nel suo insieme, con un confronto serio anche con l’industria».

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