L’IDEA La suggestione dell’ex promoter: riportare in vita la fiera Lodi Latte

L’IDEA La suggestione dell’ex promoter: riportare in vita la fiera Lodi Latte

Franco Fondrini, 85 anni, fu tra gli organizzatori dell’expo anni ’80

Negli anni ’80 la fiera Lodi Latte era un appuntamento importante, che portava in città aziende ed esperti del settore, oltre a un importante scambio di idee, esplicato attraverso convegni dedicati. Chi all’epoca era bambino ricorda anche la partecipazione dei calciatori Paolo Rossi e Giuseppe Dossena, che distribuivano le galatine ai più piccoli, mentre per gli adulti la fiera rappresentava una vetrina per un’attività, allora come oggi, centrale nell’economia lodigiana. E oggi c’è chi, dopo una lunga pausa, quella fiera vorrebbe rilanciarla. Un’idea che non può prescindere dal confronto con Franco Fondrini, ex perito caseario 85enne originario di Lodi Vecchio che quarant’anni fa ne era il coordinatore responsabile: «Dopo avere studiato all’istituto caseario di Lodi, dove ho anche insegnato e fatto l’analista, ho iniziato a lavorare come consulente – racconta – e ho contribuito a portare a Lodi Latte aziende che venivano anche dalla Bergamasca e dall’Alto Adige. Era una bella occasione per le aziende e anche per il dibattito in materia, sviluppato attraverso appunto dei convegni dedicati». Una manifestazione che, sostiene Fondrini, potrebbe essere riproposta anche oggi, e rappresenterebbe ancora una belle vetrina per le imprese del settore: «La sede ideale, al posto di quella originale dell’ex Linificio, potrebbe essere individuata nel Parco tecnologico padano – spiega –. Ci sono ottimi caseifici nel territorio: ne ricordo alcuni (Pozzali, Stabilini, Zucchelli, Dedè e Raimondi) che producono il grana lodigiano, vera e propria eccellenza; poi ci sono Croce, Stella Bianca e Baronchelli, altre realtà importanti, e Carena, l’unico a produrre il pannerone. Anche aziende di spessore di altri territori dovrebbero essere invitate, perché sarebbe un’ottima vetrina per le imprese: oggi il settore deve fronteggiare la concorrenza dei formaggi francesi, svizzeri e tedeschi, e molti prodotti vengono copiati dai cinesi. Dobbiamo cercare di tenerci strette le nostre eccellenze».

Un focus sulla situazione attuale dovrebbe essere anche la parola d’ordine per eventuali momenti di riflessione sul tema: «Il dibattito deve essere concentrato su come l’azienda deve essere gestita in un mondo che è molto diverso da quello del passato, e grande attenzione deve essere anche riservata alla qualità del prodotto – conclude Fondrini – e anche un approfondimento sui cambiamenti dell’industria casearia potrebbe trovare spazio».n


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