Le risaie restano all’asciutto, nel Lodigiano perso almeno il 30 per cento del raccolto

Pesanti le conseguenze della siccità per una sessantina di aziende del territorio

Le risaie restano all’asciutto, nel Lodigiano perso almeno il 30 per cento del raccolto

Devastate dalla siccità. Le risaie italiane sono rimaste all’asciutto, le perdite del raccolto sono stimate intorno al 30%. Non fa eccezione il Lodigiano, la terza provincia risicola della Lombardia, dopo Pavia e Milano, con i suoi 1.950 ettari dedicati e la sessantina di aziende. E siccome, un’emergenza tira l’altra, questa dell’imminente scarso raccolto a causa della siccità si aggiunge a quella, impossibile da contrastare, delle importazioni low cost dai Paesi asiatici: nella stagione produttiva 2021/2022 – riferisce la Coldiretti - solo dal Myanmar sono arrivati in Italia quasi 80 milioni di chili di riso rispetto ai due milioni dell’annata precedente, mentre dal Vietnam, che con l’Unione europea ha un accordo per 80 milioni di chili esenti da dazio, sono arrivati in Italia quasi 18 milioni di chili di risone, sei volte in più rispetto alla campagna precedente.

Che la situazione sia pesante lo conferma uno dei coltivatori del nostro territorio, Lorenzo Lanzi, titolare con il fratello Mauro dell’azienda agricola “San Geminiano” di Caselle Lurani, 85 ettari dedicati alle qualità Carnaroli e Volano. «Quest’anno - spiega - perderemo tra il 30 e il 50 per cento del raccolto. Abbiamo una pezzatura con 170 pertiche bruciate, equivalenti a circa 700 quintali di riso. Per il resto siamo riusciti a portare avanti un po’ tutto il lavoro, vedremo come andrà la trebbiatura che inizieremo non prima della metà di settembre. Purtroppo la situazione peggiora di anno in anno non solo per le condizioni climatiche, ma anche per la concorrenza estera: eppure il riso italiano ha una qualità superiore, noi tutti siamo soggetti a rigide regole sanitarie a tutela del consumatore». Se fermare le enormi quantità di riso in arrivo dall’Asia non si può, sul problema della siccità, minaccia ormai costante, qualcosa, osserva Lanzi, si può e si deve fare: «Occorre formare bacini idrici in grado di raccogliere le piogge invernali, altrimenti il rischio nei prossimi anni è di ritrovarci con lo stesso problema».

Nel corso dell’estate non sono stati pochi gli agricoltori lombardi che si sono trovati nella situazione di dover scegliere cosa far sopravvivere con la poca acqua a disposizione. Il rischio è che anche nel Lodigiano possa, in tempi brevi, ridursi la quota di terreno impegnata dalle risaie, già diminuita del 10% rispetto al 2020.

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