Il 15% delle ditte ancora ferme o chiuse Ma non mancano i primi segnali positivi
Una foto d’archivio di un operaio all’interno di una fabbrica

Il 15% delle ditte ancora ferme o chiuse Ma non mancano i primi segnali positivi

Nel Lodigiano superato di una volta e mezza il ricorso alla “cassa” del 2014

Da una parte c’è il 15 per cento di imprese parzialmente ferme o addirittura ancora chiuse, dall’altra le ore di cassa integrazione autorizzate, che per il Lodigiano sono state oltre una volta e mezza quelle del 2014 (anno di picco). È la fotografia del comparto industriale e del terziario, sulla base di un sondaggio a metà luglio condotto su 500 aziende associate ad Assolombarda. L’indagine mostra come l’eredità lasciata dal Covid-19 sul territorio sia stata davvero pesante e la ripresa stia procedendo a piccoli passi.

In Lombardia è stata stimata una caduta dell’attività produttiva del 35 per cento a marzo (più che nella media nazionale) e del 45 per cento ad aprile (in linea con il dato italiano, considerati gli stessi limiti di attività dati dal lockdown), per il mese di maggio l’arretramento è calcolato invece in un 22 per cento e a giugno si stima un meno 20 per cento rispetto al 2019. Grosse difficoltà si sono registrate nell’export subito dall’inizio della pandemia: la battuta d’arresto delle esportazioni lombarde rilevata a marzo si è diffusa tra province. In particolare hanno pesato le contrazioni dei territori di Lodi (meno 7,2 per cento), Milano (meno 6,5 per cento), Brescia (meno 17,7 per cento) e Bergamo (meno 17,5 per cento).

Dati che danno la dimensione di una “sofferenza” di buona parte del sistema, tenendo conto che per tante fabbriche e servizi la ripartenza piena non c’è stata. Secondo infatti la ricerca di Assolombarda, nell’area di Milano, Lodi, Monza e Brianza, Pavia una quota di aziende del settore industriale e terziario non ha riacceso i motori completamente (a luglio il 15 per cento, era il 28 per cento a maggio). Pesa inoltre il ricorso agli ammortizzatori sociali: a giugno sono state autorizzate 81 milioni di ore di “cassa” in Lombardia, per un totale trimestrale pari a 376 milioni di ore, il 20 per cento sopra il record di 313 milioni di ore registrato nel 2010. A livello di territori, tra aprile e giugno 2020 a Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia sono state autorizzate 171,3 milioni di ore di “cassa”, quasi il doppio dei 93,2 milioni nell’intero 2010: per Milano e Monza e Brianza le ore sono due volte quelle del 2010, per Lodi oltre una volta e mezza quelle di sei anni fa, mentre per Pavia le richieste in questi tre mesi sono inferiori al record del 2009.

Dall’analisi si intravede anche qualche spiraglio di luce: anzitutto dopo il blocco imposto dall’emergenza sanitaria scende il numero degli addetti in smart working in azienda (il 27 per cento a luglio, rispetto al 47 dei mesi precedenti). Attraverso Google Maps sono stati inoltre rilevati spostamenti per motivi di lavoro in Lombardia in progressivo aumento dalla fine del lockdown. Gli indicatori di mobilità delle persone nel complesso a metà luglio hanno recuperato i livelli pre coronavirus in Lombardia e anche nella provincia di Lodi. Restano invece ancora inferiori del 7 per cento a Milano, dove è ragionevole ipotizzare che incida in negativo la più consistente componente di mobilità per lavoro.


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