Frena la crescita del Pil lombardo per il conflitto in Medio Oriente
PREVISIONI Il Lodigiano passa da 0,7 a 0,4%. Occupazione a rischio contrazione
«Il conflitto in Medio Oriente, giunto ormai all’ottava settimana, sta minando le prospettive di crescita dell’economia globale con inevitabili ricadute anche su Italia e Lombardia».
È la premessa con la quale Assolombarda aggiorna nel booklet di aprile (in rete da mercoledì scorso) le stime 2026 sul Pil in Lombardia e nelle quattro province di competenza. In uno scenario in cui il conflitto dovesse durare tre mesi (dunque un mese ancora) la crescita dell’economia lombarda sarebbe del +0,6%, superiore alla media nazionale (stimata al +0,3%) ma in netto ribasso rispetto al +1,0% previsto lo scorso gennaio. Nel quadrilatero di Milano, Monza Brianza, Lodi e Pavia la crescita sarebbe nel complesso dell’1%, anche in questo caso in netto ribasso rispetto al +1,6% stimato a gennaio. Nel Lodigiano risulterebbe del +0,4%, poco al di sotto rispetto al +0,7% previsto ad inizio anno.
L’impatto nella provincia di Lodi delle conseguenze della guerra, annota Assolombarda, «appare relativamente moderato, in parte grazie alla specializzazione della manifattura provinciale in alcuni settori a-ciclici e potenzialmente più isolati dallo shock, anche se il comparto alimentare è tra i più esposti nel caso di un prolungamento del conflitto». Per quanto riguarda il commercio estero, «l’esposizione di Lodi ai Paesi medio orientali coinvolti dal conflitto è limitata all’1,7% dell’export complessivo», mentre sul fronte dell’occupazione «le deboli attese di crescita formulate prima del conflitto (+0,3%) si tramutano in previsioni di una contrazione di -0,2%».
Queste le stime di crescita (sempre proiettate in uno scenario in cui il conflitto in Medio Oriente dovesse durare tre mesi) che riguardano le altre tre province di Assolombarda: Milano +1,1% (dal +1,7% di gennaio), Monza Brianza +0,6% (dal +1,4%), Pavia +0,4 (dal +0,9%).
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