Centri estetici chiusi, 300 operatori in ansia nel Lodigiano

Centri estetici chiusi, 300 operatori in ansia nel Lodigiano

In tutto sono 172 gli esercizi che devono fare i conti con le restrizioni anti Covid

Sono 172 i centri estetici nel Lodigiano costretti alla sospensione dell’attività a norma dell’ultimo Dcpm che ha introdotto la zona rossa in Lombardia. Di questi, oltre 110 sono completamente chiusi, un’altra sessantina sono centri multiservizi, che possono tenere aperto solo parzialmente. Gli addetti complessivi del settore nel Lodigiano sono oltre 300, con una grandissima quota di imprese e di lavoro al femminile, più del 90 per cento: sono proprio le imprese in rosa a soffrire di più per le misure anti-Covid. Lo si evince dal nuovo Osservatorio Mpi di Confartigianato Lombardia,

In Lombardia la chiusura dei centri estetici (saloni di bellezza e servizi di manicure e pedicure) coinvolge oltre 8mila imprese nelle quali lavorano 14mila addetti. Di queste imprese, tre su quattro hanno carattere artigiano. Se la chiusura fosse confermata al 3 dicembre, la stima prevede una perdita a livello regionale di circa 30 milioni di euro di fatturato. Compresi gli effetti del lockdown di primavera, quando furono chiusi fino a maggio, la perdita dei centri estetici lombardi arriva a 113 milioni di euro, il 31,2 per cento del fatturato annuo.

In provincia di Lodi le attività sospese sono 172, delle quali oltre 110 sono completamente bloccate, mentre un’altra sessantina sono segmenti di attività più ampie, che hanno potuto mantenere aperto, parrucchiere ed acconciatore soprattutto. Le imprese femminili rappresentano il 91,8 per cento del totale, e gli addetti totali sono 307. Pesante la ricaduta degli effetti delle misure anti-Covid. «In questo settore caratterizzato da un’elevata vocazione femminile (87,5%) si verifica con particolare evidenza come la crisi Covid-19 colpisca e abbia colpito in misura maggiore le imprenditrici rispetto agli imprenditori – si legge nel focus di Confartigianato Lombardia -. Evidenza ribadita anche da un nostro sondaggio, da cui emerge come il virus stia ampliando le differenze tra mondo maschile e mondo femminile, anche nei risultati d’impresa. I dati relativi alla dinamica del fatturato mostrano perdite più ampie per le Mpi e imprese artigiane gestite da donne, con un decremento dei ricavi più ampio di 10 punti rispetto alle aziende gestite da uomini. Differenza determinata anche dal fatto che le donne operano per lo più nei servizi, in particolare in quelli del benessere».


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