Allarme per i lavoratori irregolari, nel Lodigiano sono oltre duemila

Allarme per i lavoratori irregolari, nel Lodigiano sono oltre duemila

I dati sono dell’Osservatorio Mpi di Confartigianato Lombardia, imprese in difficoltà per la concorrenza sleale

Sono 2mila 400 circa i lavoratori irregolari, anche indipendenti, della provincia di Lodi. La stima è dell’Osservatorio Mpi di Confartigianato Lombardia su analisi degli ultimi dati Istat disponibili sull’economia non osservata.

In Lombardia il peso del lavoro non regolare è stimato in 490mila unità, pari a circa il 10 per cento del totale, meno del valore nazionale stimato in 12,6 per cento. Gli ambiti più esposti sono quello dell’agricoltura, servizi e costruzioni, dove il peso del lavoro irregolare è superiore al 10 per cento. Nelle aziende manifatturiere la quota di lavoro nero scende al 5 per cento del totale. In termini di valore aggiunto generato dal lavoro irregolare, la Lombardia segna la quota più bassa dopo il Veneto, solo il 3,6 per cento, contro il 4,9 per cento stimato a livello nazionale. Tuttavia, proprio per la configurazione del sistema produttivo lombardo, la regione è prima per numero di unità di lavoro indipendenti non regolari, con 130mila 800 lavoratori in nero. Tra i mestieri artigiani, il tasso di irregolarità sale all’11,3 per cento. Le categorie artigianali più esposte sono quelle legate all’edilizia, muratore, elettricista, pittore, e quelle dei servizi alla persona, acconciatura ed estetica, con una discreta quota per la manutenzione e riparazione degli autoveicoli.

Le imprese artigiane lodigiane che soffrono la concorrenza sleale di questi lavoratori irregolari sono il 50 per cento, una su due, il valore più alto con Milano, 50,2 per cento. «È un fenomeno odioso perché penalizza le imprese regolari, facendosi beffe della cultura della legalità e dell’impegno per la sicurezza e la regolarità fiscale – commenta Vittorio Boselli, segretario provinciale di Confartigianato Lodi -. Ma è anche pericoloso, perché i protagonisti si improvvisano in mestieri di cui non possiedono l’adeguata professionalità. La nostra posizione intransigente è nota da tempo, e ha portato a uno “sportello abusivismo” attraverso il quale possiamo ricevere segnalazioni che meritano l’attenzione degli organi ispettivi, solo scrivendo alla mail [email protected] Oltre alla denuncia bisogna anche sviluppare la cultura della qualità dei prodotti e dei servizi».


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