Zero
“Zero” (Foto by Greta Boni)

Zero

SIAMO SERIAL: Il mondo dei ragazzi e delle periferie nella serie italiana ambientata alla Barona a Milano

Se fossi un supereroe, ti piacerebbe scomparire all’improvviso? Zero è un fattorino, uno che consegna pizze a Milano, e possiede il dono dell’invisibilità. Un ragazzo qualunque, alla Peter Parker (alias Spiderman), che può decidere di usare le sue doti al servizio del bene. Omar (Giuseppe Dave Seke), questo il suo vero nome, invisibile in fondo lo è davvero, nella confusione frenetica della metropoli e del Barrio (la Barona) in cui vive, una zona costantemente minacciata dalla speculazione edilizia e dalla criminalità. La sua storia s’intreccia con quella di altri ragazzi del quartiere, in un mix di dramma, fantasy e fumetto che per una serie tv italiana stupisce positivamente, con un’esplorazione della periferia meneghina popolata da culture diverse e un sottofondo rap.

Omar ha origini senegalesi ed è un giovane di seconda generazione, è molto timido e rappresenta una specie di supereroe moderno, la cui avventura lo porterà a crescere e amare. “Zero” è prodotta da Fabula Pictures e Red Joint Film per Netflix, una serie tv liberamente ispirata al romanzo “Non ho mai avuto la mia età” scritto da Antonio Dikele Distefano, giovane firma nata a Busto Arsizio da genitori angolani. L’autore ha creato la sceneggiatura insieme a Menotti (“Lo chiamavano Jeeg Robot”), in collaborazione con altri autori. Distefano spiega così il progetto: «L’idea di “Zero” nasce da una mia esigenza di mettere insieme diverse storie per raccontarne una. La storia di un ragazzo speciale, di un ragazzo nero, che grazie al suo superpotere riesce a vedere la realtà che si cela dietro all’apparenza delle cose, delle persone e delle relazioni. Il rap sarà uno dei protagonisti della storia perché il rap è la lingua della nostra epoca, è capace di raccontare mondi che la gente non vede, come la periferia milanese in cui è ambientata la serie, ed è la mia lingua».

Il pregio di Zero consiste nella rappresentazione di un mondo, quello della periferia e dei giovani che la vivono, una Barona piena di luci e colori, una Milano che spazia dall’hinterland a City Life e Bosco verticale, dando vita a un racconto visivo che quasi convince di più rispetto alla trama e alla caratterizzazione dei personaggi.

Fabula Pictures ha collaborato con Netflix anche per la realizzazione di un’altra serie tv, “Baby”, ispirata a un caso di cronaca scoppiato nel 2013, quello delle “baby squillo” ai Parioli di Roma. Prostituzione e omosessualità sono due dei temi affrontati nelle tre stagioni di “Baby”, un teen drama che racconta l’adolescenza problematica con genitori assenti. Chiara e Ludovica sono due ragazze della “Roma bene” e frequentano il liceo privato Carlo Collodi. La loro vita è solo apparentemente perfetta, dietro a questa finzione si nascondono insicurezze e pressioni che le porteranno a finire nel giro sbagliato


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