VENEZIA Mann porta sullo schermo il mito della Ferrari e di Eugenio Castellotti

Obiettivo puntato sul 1957, anno cruciale per la vita e la carriera del costruttore di Maranello

Una «passione letale». Che, quando arriva la vittoria «porta a una terribile gioia»: questa la forza che animava (e anima) il piloti e i costruttori della Formula 1, questo era lo spirito di Enzo Ferrari e di Eugenio Castellotti, il pilota lodigiano morto in un incidente a bordo della Rossa il 14 marzo 1957 in prova sul circuito di Modena, episodio con cui si apre il biopic diretto dal maestro Michael Mann, presentato in Concorso nella seconda giornata della Mostra del cinema 2023.

Quello di “Ferrari” è un progetto covato a lungo dal regista di “Collateral” e “Heat-La sfida”, basato sulla biografia scritta da Bock Yates e sceneggiata da Troy Kennedy Martin, che si concentra su un momento cruciale della vita dell’Ingegnere: lo snodo del 1957 appunto, quando l’azienda del costruttore di bolidi sembra entrare in crisi, almeno quanto sta accadendo nella vita privata a Enzo Ferrari. Il film ricostruisce, senza fare troppi sconti, la figura controversa e complessa di Ferrari (interpretato da Adam Driver) passando dal pubblico al privato, raccontando la crisi personale e familiare, seguita alla morte dell’amatissimo figlio Dino, e il rapporto con la moglie Laura (Penelope Cruz) , mentre dall’officina escono i bolidi che non possono fallire l’appuntamento con la Mille Miglia, decisivo per le sorti industriali della casa automobilistica.

Dopo la morte in pista di Castellotti la Maserati insidia i primati della Ferrari, che per evitare il tracollo finanziario sembra costretta a dover chiedere aiuto alla Fiat o addirittura alla Ford. L’Ingegnere ha perso il suo pilota preferito e lancia la sfida alla Mille Miglia che potrebbe “rimettere in carreggiata” la scuderia, mentre la moglie Laura scopre la “vita parallela” di Enzo che ha avuto un figlio (Piero Lardi) da un’altra donna. I due binari della vicenda corrono paralleli, mentre le auto si sfidano in scene adrenaliniche sulle strade della corsa, in un’epoca in cui i piloti partivano per le gare come dei soldati per andare in guerra, lasciando lettere alle loro spose. Ferrari raccontato da Michael Mann è come «Saturno che divora i suo figli» (e i suoi piloti), tra mitologia greca e Shakespeare, spirito della modernità e genio imprenditoriale che entra in conflitto con la parte umana.

Come per lo Steve Jobs “biografato” da Danny Boyle anche per Ferrari il successo imprenditoriale sembra dover scontare un lato privato decisamente più povero. E la vittoria in corsa dovrà passare per la tragedia di Guidizzolo in cui morirono nove spettatori travolti dalla Ferrari guidata da Alfonso de Portago ed Edmund Gurner Nelson che lottavano per il titolo. Sempre in nome di quella «passione letale».

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