TELEKOMMANDO

La scorsa settimana mi ero soffermato sulle fiction nazionali che sembrano avere, in questo scorcio di stagione, un successo se non del tutto inatteso, almeno sorprendente per come si sta sviluppando sia negli ascolti sia nel conseguente gradimento di pubblico. Questo a differenza delle serie americane, turche, tedesche e coreane che affollano i palinsesti del digitale terrestre e dei canali in streaming. Sarà un segnale di riscossa per la tv italiana o un fuoco di paglia che spentosi rivelerà che la polvere sotto il tappeto prima o poi si scopre? No, non credo. Anche l’ultima in ordine di tempo, “Il metodo Fenoglio”, ha come si dice fatto “il botto” e si attende il secondo episodio. Insomma, sembrano andar forte le storie che mischiano le grandi minuzie quotidiane alla cronaca e all’attualità. Anche, in modo retrospettivo. D’altronde, la storia la si conosce non solo attraverso i grandi accadimenti, ma anche indagando la vita quotidiana delle persone. Mi piace qui evocare un gigante della piccola storia o microstoria come Edoardo Grendi. Ogni tanto qualche segnalibro lo si deve pur dare. Non solo immagini in movimento, ma anche attimi di riflessione ci vogliono per capire la televisione contemporanea. Proprio quella che mette in sofferenza, più spesso costringere a chiudere alcuni programmi. Dunque, chi sembra soffrire e non trovo altro termine più appropriato per descrivere lo stato di alcuni talk d’approfondimento e in realtà “maschere” di intrattenimento e informazione che da tempo mostrano la corda, quando vengono chiamati a condurre personaggi che non conoscono fino in fondo i meccanismi non solo della tv generalista, ma nemmeno la capacità di sopportare passaggi da un canale all’altro. Ciò che a esempio non è accaduto a Fabio Fazio, capace di ospitare in diretta Sinner con la Coppa Davis.

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