TEATRO Filippo Caccamo va a prendersi l’abbraccio della sua Lodi: «È una sorta di “best of”»

L’attore comico sarà sul palco delle Vigne da oggi a domenica con “Le Filippiche”: quattro serate già con il tutto esaurito in sala

L’equazione è molto semplice: Filippo Caccamo sta a Lodi come il “tutto esaurito” sta al teatro alle Vigne. L’attore comico, protagonista di un lungo e applauditissimo tour in tutto lo Stivale, torna a casa e piazza l’ennesimo colpo… di teatro. Da questa sera, giovedì 21 marzo, a domenica sarà protagonista sul palco di via Cavour con il suo nuovo spettacolo, “Le Filippiche”: inutile cercare i biglietti, per i quattro appuntamenti c’è già il tutto esaurito. Una sorta di “best of”, spiega Caccamo, ben conosciuto dai lettori del “Cittadino” per la sua rubrica “Tel chì Filippo” in edicola ogni sabato, nonché il coronamento di un percorso iniziato tanti anni fa e di un sogno che continua.

Filippo, ancora una volta hai sfatato il mito del “nessuno profeta in patria”.

«Ma questa è una bella patria. Lodi risponde sempre presente non appena viene proposto qualcosa di qualità. I quattro “sold out” rappresentano il coronamento di un percorso iniziato ormai tanti anni fa. Ricordo ancora quando, nel 2010, chiesi a don Peppino di affittarmi il teatro dell’oratorio di San Bernardo. Il legame con la città è profondo. Ci sono grandi aspettative per queste serate: l’altro giorno ero in macchina fermo al semaforo, dalla vettura accanto sento due ragazzi che urlano “Filippo, noi veniamo sabato!”. E potrei fare altri cento esempi del genere…».

Non vivo nell’iperuranio o in un circolo esclusivo fatto di comici o personaggi famosi: la quotidianità è il mio habitat, la gente è la mia fonte primaria di ispirazione

Ormai sei una rockstar. Sei “nato” sul web, dove continui a registrare numeri da capogiro, e poi hai conquistato i teatri di tutta Italia. Com’è il tuo rapporto con il successo? Perché di successo si tratta…

«Guarda, umanamente, nella vita di tutti i giorni, non è cambiato nulla. Non vivo nell’iperuranio o in un circolo esclusivo fatto di comici o personaggi famosi: vado sempre al solito bar a fare colazione, vado al supermercato a fare la spesa… Il teatro e il web non rappresentano la vita “normale”. E io non voglio perdere il contatto con la realtà. Non perché abbia bisogno di un “bagno di umiltà”, ma perché la quotidianità è il mio habitat. La gente è la mia fonte primaria di ispirazione: sul palco cerco di rendere artistica la vita di tutti i giorni».

Il nuovo spettacolo si intitola “Le Filippiche”. Cosa ci dobbiamo aspettare?

«È un varietà, una sorta di “best of”, il meglio che io possa portare sul palcoscenico: il meglio dei personaggi, dei monologhi, delle canzoni. È il frutto di anni di lavoro. Ho “testato” spettatori di tutta Italia: porterò a Lodi un prodotto di respiro nazionale. Con me, sul palco, saranno ospiti anche dieci ballerine della scuola “Il Ramo” che mi avevano già accompagnato nella tappa di Montecatini. L’obiettivo a lunga scadenza è arrivare al “teatro puro”, ossia sperimentare tutto ciò che si può».

L’arte è ricerca. Nel momento in cui si trova la propria comfort zone, è necessario cambiare

Intanto, sul web, stanno spopolando i tuoi nuovi video dedicati ai “lavoratori sinceri”. Sei in continua evoluzione…

«L’arte è ricerca. Nel momento in cui si trova la propria comfort zone, è necessario cambiare. Non sono un impiegato dell’arte. C’è già un embrione per il prossimo spettacolo: voglio raccogliere pubblico dal web per portarlo a teatro. I social rappresentano un mezzo: l’obiettivo è convertire i like in biglietti».

Quali sono i prossimi sogni da realizzare?

«Sto vivendo un momento in cui la realtà supera la fantasia. Il grande sogno è quello di consolidare il legame con il teatro: ho sempre detto che sto bene solo su un palco, che lì mi sento davvero a casa mia. Ho tanti progetti che mi frullano per la testa. Non tutti si realizzeranno, ma ci proverò. Per esempio, mi piacerebbe fondare una compagnia, creare una scuola di teatro, una casa editrice che si occupi di testi teatrali. Il teatro rimane sempre l’epicentro. Poi voglio continuare a scrivere: a fine maggio, per Mondadori, uscirà il mio secondo romanzo, incentrato sul mondo degli insegnanti e della scuola».

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