Strappare lungo i bordi
“Strappare lungo i bordi”

Strappare lungo i bordi

SIAMO SERIAL: la (bella) serie di animazione firmata da Zerocalcare

A chi si sente “impicciato”, agli inadeguati per eccellenza. A chi strappa lungo i bordi del foglio di carta, seguendo e inseguendo un tratteggio lungo come la vita, per poi scoprire che il pezzo di carta si rompe e si tagliuzza, si accartoccia, si sporca, si bagna. A chi cerca di non strappare proprio niente e restare immobile, nella speranza che la vita non giochi brutti scherzi e passi di fianco, per poi realizzare che la vita non ci aspetta e deve essere vissuta. A tutte queste persone “Strappare lungo i bordi” suonerà un po’ come... essere a casa.

Questa è la prima serie tv di Zerocalcare, all’anagrafe Michele Rech, star del fumetto alle prese con l’animazione: sei episodi, di circa quindici minuti ciascuno, su Netflix. Al centro della trama un viaggio che Zerocalcare, Sarah e Secco dovranno fare in treno, un viaggio molto importante, che diventerà un “punto fermo” nelle loro vite, un’occasione per raccontare passato e presente attraverso dei flashback. Non poteva mancare l’Armadillo, la coscienza di Zerocalcare, con la voce del bravissimo Valerio Mastandrea. A doppiare tutti gli altri personaggi, invece, è proprio Zerocalcare, che parla sempre con un ritmo velocissimo e incalzante, quasi si trattasse di un pezzo punk. E, a proposito di musica, la colonna sonora è lì a tratteggiare in modo perfetto tutti i momenti, da quelli più arrabbiati a quelli più malinconici.

Zerocalcare ci ha abituati a fumetti meravigliosi, anche questa serie animata lo è, con inserti visivamente divertenti e curiosi. Oltre al vissuto dei protagonisti, il contesto sociale e politico italiano è sempre presente: dal G8 di Genova alle stragi di mafia del ’92, dalla difficoltà di trovare un lavoro ai problemi di tutti i giorni in un paese che spesso si rivela una scheggia impazzita.

Sarcastico, tra l’incazzato e l’esasperato. Sempre profondo, però, a tratti dolceamaro. Così è il racconto, con pochissime certezze, se non una: l’amicizia.

«Mi sono sempre chiesto quali fossero i miei lettori. Io credo che - ha spiegato Michele Rech - il comune denominatore del mio pubblico sia quello di essere un po’ “impicciati”, ovvero inadeguati e insicuri a prescindere dalla classe sociale o dalla provenienza geografica».

E già. «Sei cintura nera di come si schiva la vita», dice l’Armadillo a Zerocalcare, del resto l’Armadillo è sempre pronto a mettere il dito nella piaga, costringendolo ad affrontare la sua inadeguatezza. Sei cintura nera di come si schiva la vita, che poi è proprio quello che capita a tutti i veri “impicciati”.


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