“Storia di un gesto”. Una mostra in tre atti che attraversa il tempo
LA RECENSIONE A cura di Fabio Francione
Lettura 1 min.Milano
Può una singola intuizione, la visione di una sola postura, immarcabile e protrattasi nel tempo in modi manifesti e carsici per poi deflagrare nel ‘900 con una delle tele più iconiche (e allo stesso tempo tragiche) mai prodotta da artista e ahilui suggerita dagli uomini. Come una volta qualcuno disse. Sì, ed è il gesto della disperazione che in una piccola quanto suggestiva mostra in tre atti, Storia di un gesto. Il mito di Melagro dall’arte classica a Warburg,a Picasso (Fondazione Luigi Rovati di Milano, aperta fino al 2 agosto) che nelle intenzioni del curatore, l’archeologo Salvatore Settis, possono essere attraversati come fossero delle sliding doors. Delle porte girevoli, atemporali, sebbene una propria cronologia, a sé stante, persino autonoma, ce l’hanno. Eccome, se ce l’hanno. A cominciare dal sarcofago Brenta – Torno, ricomposto nella parti sopravvissute e reperite nel corso dei secoli, che “racconta” il mito di Meleagro. Lo sfortunato eroe che aveva legata la sua vita a un tizzone ardente che non doveva essere spento. Settis nella sua formidabile introduzione (un libretto vero e proprio all’interno del catalogo edito dalla stessa Fondazione Rovati ) ne analizza minuziosamente il mito. Per proseguire nell’allestimento di una selezione delle immagini che Aby Warburg scelse per il suo Atlante Memnosyne, un’altra delle grandi imprese del XX secolo. Qui a dipanarsi nel corso del tempo è l’individuazione in opere, sculture, incisione del gesto disperatissimo che si rincorre quasi a costruire un itinerario cronologico a sé. L’ultimo in ordine temporale è la stanza dedicata a “Guernica” con l’affiche della celebre mostra di Picasso alle Cariatidi, alcune copie di disegni e la celebre foto di Dora Maar che riprende la tela picassiana nel suo farsi.
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