SOS per i piccoli musei: «Salviamo dalla crisi i nostri tesori culturali»
L’assessore regionale all’autonomia e cultura Stefano Bruno Galli

SOS per i piccoli musei: «Salviamo dalla crisi i nostri tesori culturali»

L’assessore regionale Stefano Bruno Galli ha risposto alle nostre domande sulle difficoltà del settore

Nelle scorse settimane, su queste pagine, abbiamo raccolto la preoccupazione del curatore di un piccolo museo del Lodigiano. Sicuramente il disagio riguarda tutti i piccoli musei lodigiani. Abbiamo girato dubbi e domande all’assessore all’autonomia e cultura Stefano Bruno Galli che ha risposto alle nostre domande.

Il lockdown protratto e ripetuto ha messo a dura prova i piccoli musei del Lodigiano. Ma avete una mappatura di tutti questi piccoli musei? Li conoscete? «I luoghi della cultura sono stati messi in ginocchio nell’ultimo anno da una tripla chiusura totale a distanza di pochi mesi, intervallata da un’apertura assai limitata. Sino a poche settimane fa, oltretutto, i musei erano aperti solo nei giorni feriali, quando non riuscivano neppure, con gli ingressi, a coprire le spese vive. Nel fine settimana, ossia nei giorni di maggiore afflusso, sono rimasti chiusi. Il sistema museale lombardo, punta avanzata dell’offerta culturale regionale, si trova in grandissime difficoltà in questo momento. Non v’è dubbio. A soffrire, in particolare, sono le realtà più piccole e, quindi, più fragili. Che pure hanno costi di gestione più contenuti e vedono spesso l’impegno di volontari. Naturalmente, come assessorato regionale conosciamo tutte le realtà anche grazie alla raccolta dati del Sistema Museale Lombardo».

Come giornalista ho raccolto lo sfogo del curatore di un piccolo museo che denuncia la mancanza di aiuti e di “ristori” come vengono chiamati”. È veramente così? «L’Assessorato che mi onoro di guidare è impegnato sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, senza posa e con ogni risorsa disponibile, nel sostenere quanti più soggetti del ricchissimo panorama culturale lombardo. Un’offerta culturale decisamente sovradimensionata. Basti pensare che in Lombardia ci sono 585 musei di cui 197 sono riconosciuti dalla Regione. E il nostro riconoscimento equivale, caso unico nel panorama italiano, a quello nazionale. Ai musei, alla promozione educativa e culturale, nonché agli eventi e alle manifestazioni culturali, sono stati dedicati ben tre bandi e tante risorse dall’inizio della crisi pandemica.

Cosa potete fare per questi piccoli progetti culturali, spesso gestiti dal volontariato? Spesso questi musei non sono nel sistema museale e non sono grandi istituzioni. Li considerate comunque? «Non ho mai nascosto la mia sensibilità per i piccoli musei, presidi culturali territoriali importanti. E non solo per il grande valore storico che rappresentano. Il fatto è che la pandemia e le contromisure adottate per combatterla, dopo l’isolamento di tre lockdown, hanno innescato delle derive disgregative della socialità, che hanno lasciato una cicatrice molto profonda nelle comunità territoriali. Per ripartire e ricostruirne lo spirito, è necessario fare leva sui luoghi e sugli istituti della cultura. I piccoli musei, come i piccoli teatri, i cinema e le biblioteche, rappresentano una risorsa per far rinascere la socialità delle nostre comunità e così rifondare le ragioni dello stare insieme».

Negli ultimi anni questi piccoli progetti hanno speso grandi energie alla ricerca di fondi, magari inseguendo i bandi. Non si potrebbe procedere in modo diverso? «L’iniziativa regionale non può muoversi al di fuori di questo strumento che garantisce parità nell’accesso e oggettività nella valutazione. La totale digitalizzazione, inoltre, consente lo sviluppo di una sempre maggiore semplificazione delle procedure».

Avete dei progetti a sostegno delle prossime riaperture? «In queste settimane sono aperte due procedure di selezione nell’ambito del progetto “InnovaMusei”, realizzato da Regione Lombardia in collaborazione con Fondazione Cariplo e Unioncamere. È un’iniziativa del tutto nuova che si propone di fare incontrare le imprese culturali creative (ICC) con i musei, gli ecomusei e le raccolte museali riconosciuti da Regione Lombardia. L’ascolto è stato alla base delle “Giornate della Cultura”, sei giorni d’incontri digitali durante i quali l’istituzione regionale si è confrontata con i gestori delle istituzioni culturali anzitutto per una precisa fotografia dello stato di crisi e poi per cercare di soddisfare le istanze condivise».

Avete pensato a delle azioni economiche per sostenere questi musei? «In questo 2021 faremo il tagliando alla legge 25 del 2016, relativa alle politiche regionali in materia culturale. Nella revisione cercheremo di definire la qualifica di ‘piccolo museo’, poiché una precisa definizione non esiste neppure a livello nazionale. Lo faremo perché il nostro obiettivo è quello di individuare la rete dei ‘piccoli musei’ in Regione Lombardia, allo scopo di rivolgere le nostre attenzioni in questa direzione e dedicare delle specifiche misure di finanziamento per i musei più piccoli, non solo per tenerli in vita, ma addirittura per valorizzarne il ruolo».

Cosa dovrebbe fare secondo voi un piccolo museo per rilanciarsi? «Attrattività e sostenibilità sono le due parole che condizioneranno la riapertura della nostra rete museale. Sono infatti convinto che la crisi del settore museale, innescata dall’emergenza pandemica, potrà essere superata solo accrescendo l’attrattività dei luoghi di cultura. Lavorare sull’attrattività si traduce in tre direzioni: mostre, ristrutturazioni e innovazione tecnologia. In prima battuta, è necessario valorizzare il patrimonio disponibile, inventandosi una nuova narrazione museografica connessa al territorio, non solo per preservarne il livello, ma per incentivare nuove visite attraverso un rafforzamento della qualità. Significa poi varare dei lavori di ristrutturazione, per manutenere gli edifici che ospitano i musei e che spesso hanno un elevato valore storico architettonico. Infine, non bisogna dimenticare il ricorso alle nuove tecnologie informatiche, anche per svecchiare l’offerta museale regionale. Per molto tempo ancora, i frequentatori dei siti museali lombardi saranno in larga parte espressione della domanda interna, visitatori di prossimità nei quali deve essere ridestata la curiosità e il desiderio di riscoprire i tesori culturali che caratterizzano l’offerta della nostra grande regione. Questa sarà la grande sfida».


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