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“The Last of Us”, la serie ispirata al celere videogame

Al posto del vecchio Far West, città semi distrutte e quasi deserte, mangiate dal virus e dove la natura si riprende il suo spazio. Al centro di tutto, un unico tremendo viaggio dentro di sé, per cercare di capire quanto ci sia ancora di umano dopo che un fungo ha sterminato la popolazione mondiale. L’attesa è stata lunga, è arrivato su Sky “The Last of Us”, l’adattamento televisivo dell’omonimo videogioco, uscito nel 2013 e creato dallo studio Naughty Dog, un titolo di grande successo. La serie tv girata in Canada porta la firma di Craig Mazin e Neil Druckmann e non fa rimpiangere l’originale, al punto che è già stata rinnovata una seconda stagione. Da anni i fans aspettavano un adattamento cinematografico, furono infatti annunciati un film prodotto da Sam Raimi e un cortometraggio animato della Sony, ma nessuno dei due vide la luce.

Nel mondo scoppia una violenta pandemia causata da un fungo, capace di trasformare le persone in zombie. Vent’anni dopo, i superstiti vivono nelle zone di quarantena, dove organizzazioni paramilitari tentano di mantenere l’ordine in una società distrutta usando la violenza; un gruppo di ribelli tenta di opporsi al sistema, utilizzando però gli stessi metodi e la stessa brutalità. Joel è un cinquantenne che nella vita ne ha viste e combinate tante, si ritrova a fare il contrabbandiere e non nutre più grosse speranze nei confronti dell’umanità. Joel si ritrova a dover viaggiare con Ellie, una quattordicenne che non ha mai visto il mondo al di fuori della zona di quarantena, per portarla in un luogo sicuro, proprio lei potrebbe essere la chiave per mettere la parola fine alla malattia.

Sebbene la trama non sia originale – avrete già pensato alla serie tv The Walking Dead togliendo l’elemento horror e a La Strada di Cormac Mc Carthy – la versione di The Last of Us mantiene il fascino del videogioco, soprattutto dal punto di vista visivo: uomini e donne si muovono in uno scenario apocalittico, tra città che assomigliano a bassifondi in cui non c’è più distinzione tra buoni e cattivi e in cui la regola sembra essere “mors tua vita mea”, tra palazzi sventrati in cui il cemento è soffocato dalla vegetazione, in un pianeta in cui non sembra nemmeno esserci più spazio per il sole. A resistere su tutto, il fungo che lega l’una all’altra le sue vittime, lunghi filamenti di morte e distruzione.

Al di là della scenografia, a funzionare sono soprattutto loro due, i protagonisti, interpretati da Pedro Pascal e Bella Ramsy. Un’alchimia che cresce passo dopo passo, in un viaggio che inevitabilmente li cambierà.

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