SIAMO SERIAL Se sali sull’aereo e il viaggio dura 5 anni: Manifest

SIAMO SERIAL Se sali sull’aereo e il viaggio dura 5 anni: Manifest

La puntata numero 128 della guida del “Cittadino” alle serie tv: appuntamento in edicola il prossimo martedì con una nuova recensione

Sali sull’aereo, schiacci anche un pisolino. Solo che quando arrivi a destinazione e torni sulla terra ferma, ti accorgi che non sono passate solo due ore ma…. cinque anni. E nessuno dei passeggeri, compreso te, è invecchiato, nemmeno una ruga in più o un capello bianco. Se siete interessati ai drama soprannaturali, allora dovreste guardare “Manifest”, senza aspettarvi di ritrovare sul piccolo schermo il nuovo Lost: qualche somiglianza, qualche strizzatina d’occhio, ma niente di più, Lost resta una pietra miliare nel panorama delle serie tv inarrivabile.

In breve, eccovi la trama: il volo 828 della Montego Air parte dalla Giamaica per arrivare a New Tork. Un viaggio turbolento, a causa di quella che sembra a tutti gli effetti una tempesta con fulmini. I 191 passeggeri all’atterraggio scoprono che non sono trascorse un paio d’ore bensì cinque anni: il mondo li considera dei dispersi, le loro famiglie li credono morti. Tornare alla normalità non sarà semplice, soprattutto perché i passeggeri avvertono nella loro testa delle “voci”, che li spingono ad agire in un certo modo. E sebbene coloro che avvertono queste “chiamate” siano convinti di agire per il bene, il manifestarsi delle voci getta un’ombra decisamente inquietante e angosciante sulle loro vite.

La maggior parte di ciò che accade in “Manifest” è apparentemente inspiegabile. Le domande aumentano di puntata in puntata, con una trama avvincente da stimolare la curiosità dello spettatore, che vuole a tutti i costi una spiegazione del mistero. Non sempre convincenti gli attori protagonisti, specialmente Michaela e Ben (Melissa Roxburgh e Joshua Dallas), fratello e sorella che giocano un ruolo di primo piano ma che sono un po’ carenti dal punto di vista dell’espressività. Centrale è il piccolo Cal (Jack Messina), l’unico bambino presente sul volo, tormentato da continue visioni.

La serie tv, creata da Jeff Rake, ha un produttore piuttosto celebre, si tratta Robert Zemeckis, papà di Ritorno al futuro, saga cinematografica comico-scientifica. E, in effetti, sempre di ritorni si tratta: al futuro nel caso della pellicola anni Settanta, al presente nel caso di Manifest.

Piuttosto tribolata la realizzazione delle diverse stagioni. Il 14 giugno 2021, la Nbc annuncia la cancellazione della serie dopo solo 3 stagioni, a fronte di un ordine iniziale di sei, ma il 28 agosto dello stesso anno Netflix interviene per spiegare che produrrà una quarta e ultima stagione composta da 20 episodi. Chissà, il fatto che tra i fan di Manifest ci siano Stephen King e Kim Kardashian potrebbe aver influenzato qualcuno.


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