Siamo serial, Luigi Lo Cascio è “The bad guy”

Nino Scotellaro è un pubblico ministero siciliano accusato di essere mafioso

The bad guy. Il ragazzo cattivo è Luigi Lo Cascio che, se mai ci fossero dubbi, è bravissimo. Il suo personaggio è Nino Scotellaro, un pubblico ministero siciliano a cui accade una cosa incredibile: dopo aver dedicato tutta la vita alla lotta contro la mafia, viene accusato improvvisamente di essere un “picciotto”. Tutta colpa di un’intercettazione, ascoltata proprio dalla sorella che fa il carabiniere. Scotellaro, difeso in tribunale dalla moglie Luvy Brai (Claudia Pandolfi), viene condannato e ormai si trova nella situazione in cui non ha più niente da perdere: non ha più lavoro, onore, famiglia e in fondo nemmeno una vita. Così, Nino decide di mettere a segno un piano di vendetta, trasformandosi davvero nel criminale che tutti credono sia. Scotellaro non riesce a catturare Mariano Suro, il numero uno dei boss, mandante di numerosi omicidi, tra cui quello del giudice Bray, il padre si sua moglie, ma la sua ossessione è dura a morire.

Nella serie tv il ponte di Messina è stato davvero realizzato, una “presenza” che ricorda tristemente quella del ponte Morandi, in Liguria, crollato nel 2018 uccidendo 43 persone. La trama è punteggiata da brani famosissimi del panorama musicale italiano, la prima inquadrature parte con Franco Battiato in sottofondo che canta “Bandiera Bianca”. Interessante la resa fotografica della serie e la parlata siciliana dei protagonisti.

In primo piano, naturalmente, Luigi Lo Cascio (I cento passi, La meglio gioventù), con il suo virare senza sforzo da dottor Jeckyll a signor Hyde, non solo nel comportamento bensì nell’aspetto fisico. Da una parte un giudice dotato di fiuto investigativo e con una rinite cronica che non lo lascia in pace, dall’altra un latitante appena arrivato dall’America del Sud per regolare qualche conto. Non manca un pizzico di sarcasmo, in questa storia, soprattutto nei confronti della narrazione tipica della mafia e della lotta alle cosche.

The bad guy, presentata in anteprima fuori concorso alla quarantesima edizione del Torino Film Festival, è diretta da Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi. Un’altra produzione italiana che vale la pena vedere su Amazon Prime, insieme a Bang Bang Baby, e che alza il livello delle serie tv “made in Italy”. Lo stile di “The bad guy”, però, è poco italiano e molto americano, risente della grande influenza di Martin Scorsese e delle numerose pellicole sulla malavita. La caduta all’inferno del personaggio, la sua trasformazione da “buono” a “cattivo” ricorda, pur con le dovute distinzioni, quella di Walter White, il prof che diventa narcotrafficante in Breaking Bad.

The bad guy dà dipendenza ma, purtroppo, al momento ci sono solo tre puntate a disposizione, le altre arriveranno il 15 dicembre.

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