SIAMO SERIAL “Dopesick”, dichiarazione di dipendenza

SIAMO SERIAL “Dopesick”, dichiarazione di dipendenza

La battaglia contro l’impressionante diffusione degli oppioidi negli Usa al centro della miniserie con Michael Keaton

Greta Boni

Painkiller, è così che si chiamano gli antidolorifici in inglese. Un po’ come dire “ammazza-dolore”. In fondo, è di questo che si tratta. Del dolore: come sopportarlo, come cacciarlo via, come evitarlo. Come… ucciderlo. Non è questo che fanno costantemente aziende (farmaceutiche e non), pubblicità e marketing? Venderci una visione del mondo senza dolore. “Dopesick” è la miniserie che racconta in otto puntate la battaglia contro la dipendenza da oppioidi negli Stati Uniti. Dentro al racconto si ritrovano tutte le sfaccettature della questione, dalle strategie di “Big Pharma” ai pazienti in cura, dai processi nelle aule di tribunale all’atteggiamento di medici e rappresentanti. In particolare, al centro della storia ci sono cause ed effetti della crisi di oppioidi scatenata negli Usa da Purdue Phaarma e dal suo antidolorifico OxyContin. (Per chi fosse interessato ad approfondire il tema, in circolazione c’è il documentario della HBO “The crime of the century” che affronta la stessa questione).

“Dopesick” è stata sviluppata da Danny Strong ed è ispirata al bestseller “Dopesick: Dealers, Doctors and the Drug Company that Addicted America”, scritto da Beth Macy. Tra i suoi produttori c’è anche Michael Keaton (il primo Batman sul grande schermo, per intenderci), il quale interpreta un medico restio nel prescrivere antidolorifici che provocano dipendenza.

In “Dopesick” si intrecciano tre storie. La prima è quella del dottor Samuel Finnix, il quale lavora in una piccola città mineraria. Finnix si convince a prescrivere oppioidi per uso a lungo termine a causa di un rappresentante della Purdue e lo utilizzerà per una giovane paziente, Betsy, la quale subisce un infortunio alla schiena mentre lavora in miniera ma non può permettersi di restare a casa in malattia. Nel corso di un’udienza in tribunale, nel 2005, il medico dirà dei propri pazienti: “Non riesco a credere a quanti di loro siano morti ora”. Il secondo filone è invece legale, i protagonisti sono gli avvocati e loro assistenti, i quali intentano una causa contro la Purdue e i suoi proprietari, la famiglia Sackler. La terza storia è quella della famiglia Sackler, che di fronte alla scadenza di un brevetto redditizio decide di cambiare strategia.

A impressionare è l’avidità delle multinazionali, pronte a sopraffare senza scrupoli un intero sistema sfruttandone le falle e le insufficienti risorse. “You don’t chase a market, you create it”: non insegui un mercato, lo crei, dice un membro del cda, anche se si tratta di farmaci che possono nuocere gravemente alla salute. Unico intoppo i numerosi salti temporali che caratterizzano il racconto, difficili da seguire per lo spettatore. Tuttavia, l’argomento, attuale e importante, ne vale la pena.


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