Roma, operai sul “red carpet”

Sbarca a Roma la protesta degli operai della Inse di Milano. Una “sfilata” che rischia e promette di fare irrompere la realtà, con tutta la sua semplice potenza, sul red carpet del Festival del cinema arrivato al suo ultimo giorno di programmazione. Sono un centinaio gli operai attesi da tutta Italia per accompagnare la proiezione del film documentario Dell’arte della guerra di Silvia Luzi e Luca Bellino, inserito nella sezione Prospettive Italia. E tra loro ci sarà anche il lodigiano Massimo Merlo che insieme ai suoi tre compagni di lavoro nell’estate del 2009 si arrampicò su un carroponte all’interno della Innse, la storica Innocenti di Milano, per impedire la chiusura della fabbrica. E Massimo Merlo non è l’unico contatto “lodigiano” con il documentario che, in parte, è stato girato nell’area dell’ex linificio di Lodi. Un’occasione unica la presenza al festival di Roma dei protagonisti di questa vicenda, «visto che corteggiatissimi da tutti i media, da Santoro e da Floris - racconta Luzi - rifiutano la logica televisiva dell’operaio in crisi a piangere in tv sulle bollette da pagare» e quindi non hanno mai portato la loro esperienza su uno schermo. I due registi ci hanno impiegato tre anni a convincerli a raccontare la loro storia per questo film che parte dalle riprese che erano state fatte per “Presa diretta” di Riccardo Iacona. «Siamo rimasti davanti alla Innse per 7 giorni e 8 notti fino a quando gli operai non sono scesi. In film è nato con i materiali raccolti per la trasmissione quando ci siamo resi conto che quella non era una semplice lotta per il posto di l lavoro: dietro c’erano delle istanze più forti. Eravamo stati in tantissime altre fabbriche, dal Nord al Sud d’Italia, ma era la prima volta che partecipavamo a un presidio così». Dopo quella protesta sono state 563 le persone salite sui tetti o sulle gru. «Volevamo raccontare la lotta, il lavoro, la resistenza. Volevamo creare un manuale in quattro mosse. Individuare il nemico. Formare un esercito. Difendere il territorio. Costruire una strategia»: hanno spiegato i quattro (con Merlo c’erano Vincenzo Acerenza, Luigi Esposito e Fabio Bottaferla) spiegando la partecipazione al progetto dei due registi. L’ultimo giorno di Festival intanto ha riservato anche la lieta sorpresa di The motel life, film che pare candidarsi prepotentemente per il premio più prestigioso all’interno del Concorso. Esordio alla regia di Alan e Gabe Polsky, fino a qui distintisi per interessanti produzioni indipendenti, il film racconta del viaggio di due fratelli compiuto in un’America “congelata” nelle speranze, un Paese filmato attraverso gli occhi degli “ultimi” impegnati in cammino di redenzione simbolico e potente. Una fuga che si trasformerà in qualcosa di molto più grande, forse in un’occasione di rinascita. Di questo parla il film che è interpretato da Emile Hirsch e Stephen Dorff e vede le belle prove anche di Dakota Fanning e di uno straordinario Kris Kristofferson. Ispirato all’omonimo romanzo del cantante country Willy Vautlin The motel life è un road movie bello e terribile, un’opera che parla un linguaggio scarno e ha personaggi molto belli, immersi in una luce fredda e dai contorni bui.

Che restituisce la fotografia di un’America “profonda” (siamo a Reno, nel Nevada) lontana dal Sogno e vicina a quelli che non ce l’hanno fatta a realizzarlo.

Lucio D’Auria

La presentazione del film sulla Innse, con il lodigiano Massimo Merlo che insieme ai suoi tre compagni di lavoro nell’estate del 2009 si arrampicò su un carroponte

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