Riscoprire la bellezza, l’eleganza, l’armonia e persino il profumo di un cielo antico

IL FESTIVAL Si è aperto ieri il Kàlamos, due giorni dedicati alla cultura classica

«Siamo tutti figli dello stesso cielo». La concezione del cielo nell’antico Egitto ci riporta a una dimensione dove, innanzitutto, il cielo è femmina, ha spiegato il professore di greco e latino Giovanni Pasquali, che insegna al liceo classico Racchetti Da Vinci di Crema: «Offrendo una visione un po’ più “esotica” rispetto alla classicità, abbiamo affrontato la concezione del cielo egizio che è rappresentata dalla dea Nut». Un approfondimento che, ieri sera, nel chiostro della Provincia di Lodi, ha coinvolto i presenti in un ritorno alle origini, lanciando un messaggio di uguaglianza e di pace, più che mai necessario.

Ieri l’inaugurazione del Kàlamos Festival organizzato dall’Associazione italiana cultura classica di Lodi ha trovato casa a palazzo San Cristoforo e a fare gli onori, c’era il presidente Fabrizio Santantonio: «La cultura classica ci permette di fare scelte di libertà e di non essere mai superficiali, nell’affrontare le sfide della vita. Con questo Festival l’Associazione prova a chiudere un divario temporale, affrontando e interpretando i testi antichi, con una grande capacità di divulgarli alla portata di tutti». Una missione che il sodalizio presieduto dalla professoressa Piera Pesatori porta avanti da tre anni: «Il tema dell’edizione 2026 - ha detto la presidente - è Cieli antichi. Il cielo era una bussola per gli antichi, qualcosa che segnava la rotta, oltre a essere fonte di ispirazione. E i cieli faranno da filo conduttore a una lunga serie di eventi che si svolgeranno per tutto il fine settimana». Abbiamo bisogno degli antichi e del passato per dare un po’ di bellezza al mondo di oggi, ha aggiunto il professore Pietro Grisi del liceo Verri, che ha dato un piccolo assaggio di quello che sarà il Kàlamos, affrontando la poesia numero 96 di Saffo: «Una poesia che è stata rinvenuta su un papiro, frammentata - ha spiegato -. Ma quel che rimane dà la descrizione del cielo e della luna sulla campagna e sul mare. Dunque, quello che ci insegna è che se anche del passato rimane poco, senza un inizio o senza la fine, quel poco che resta ha comunque un valore immenso ed è ciò da cui si può partire per riscoprire la bellezza, l’eleganza, l’armonia e perfino il profumo di un cielo antico».

Un tempo guardare le stelle serviva per orientarsi, ha detto la vice sindaca Laura Tagliaferri: «Oggi guardare il cielo sembra quasi un modo per rifuggire da un’attualità che ci sembra troppo complessa da capire. Invece, il cielo deve essere fonte di orientamento: di fronte all’immensità dell’universo in cui siamo tanto microscopici, dobbiamo tornare a percepire quanto di prezioso abbiamo il compito di custodire».

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