Raja finisce su Frate Indovino

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro assente, per congenita indisposizione sempre presente». Oppure: «Se in Italia dovessero mettere alla forca tutti i ladri, il nostro Paese sarebbe calvo come il Golgota e deserto come il Sahara». E ancora: «Gli italiani sono un popolo di santi dissacrati, di poeti spoetizzati, di navigatori naufragati, di cittadini gabbati». Sono soltanto alcune delle tante “punte di spillo” che popolano L’Italia in mutande (ma in piedi), l’ultima fatica letteraria di Marco Raja, storica firma del «Cittadino» che nella sua lunga carriera si è spesso sdoppiato tra la professione di esperto ambientale e quella di acuto e caustico osservatore dei molti vizi e delle poche virtù del nostro Paese. La sua ultima produzione, in libreria a brevissima distanza da Satireggiando (satire di costume e di malcostume con illustrazioni del codognese Carlo Lazzaretti), è scritta a quattro mani con il seregnese Sergio Pizzuti, con il quale Raja aveva pubblicato La casta c’incastra. Il nuovo libro, uscito ancora per le edizioni Montedit nella collana Magnolia, dedicata a umorismo e satira, è una raccolta di scritti, aforismi e poesie che fotografano la deriva dell’Italia, nazione alle prese con i mille problemi legati alla crisi e alle promesse non mantenute dei politici. «Riuscirà il legislatore - si chiedono gli autori nella prefazione - a concludere le riforme istituzionali entro il 21 dicembre 2012, data della fine del mondo secondo le previsioni catastrofiche dei Maja?». Probabilmente no, anche se si sono appena chiusi i festeggiamenti per i 150 anni di unità nazionale: «Ma cosa dobbiamo festeggiare? - si domandano ancora i due autori - Che l’Italia va sempre più male, che i nostri giovani non trovano lavoro tranne forse i raccomandati, che noi italiani, tranne i ricchi e i politici, facciamo fatica ad arrivare con qualche soldo in tasca a fine mese?». Un clima di festa che poco si addice a una nazione che «non anco s’è desta /convulsa sonnambula/ scrollava la testa», come scriveva, nel 1850, il patriota Carlo Cattaneo nella sua quartina intitolata Controcanzone ai fratelli d’Italia. Un nuovo inno italiano è stato composto anche dallo stesso Raja, parafrasando sempre i versi di Mameli: «Fratelli d’Italia/l’Italia è in tempesta/questo è il prinicipio/di un’era funesta/. Penosa la storia/parte da Roma/eterna a mai doma/che più non si può». Critica e satira, ironia e drammatici spunti di riflessione danno così vita alle 190 pagine di un volume che provoca risate amare ma che lascia anche intravedere unf ilo di sperenza affinché le cose possano cambiare. Il nuovo anno ha regalato inoltre a Marco Raja un’altra soddisfazione editoriale: alcune sue «Punte di spillo» campeggiano infatti anche sul celebre calendario di Frate Indovino, il lunario dei Frati Cappuccini di Assisi pubblicato fin dal 1946. I temi sono i più vari, con un occhio di riguardo al bene comune, perché - si legge - «l’amor proprio è amore sottratto agli altri».


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