Quelle mani di fata sull’”Ultima cena”

Quelle mani di fata sull’”Ultima cena”

Pierangela Formaggini ha raccontato a Castelnuovo Bocca d’Adda la sua esperienza nel restauro del capolavoro di Leonardo

Mani di fata. E non avrebbe potuto essere altrimenti, vista l’importanza del lavoro cui era stata chiamata. Il lavoro di una vita, come quello che Pierangela Formaggini ha raccontato nello scorso fine settimana ai suoi concittadini, a Castelnuovo Bocca d’Adda: il restauro del Cenacolo di Leonardo, una delle più grandi opere di sempre nella storia dell’arte.

63 anni, oggi in pensione, Formaggini ha fatto parte dell’equipe guidata da Pinin Brambilla Barcilon che si è occupata del lungo restauro che dal 1977 al 1999 ha fatto rinascere il “Cenacolo” di Leonardo. Un’avventura di grande responsabilità e complessità, svolta con garze, bisturi, microscopi elettronici e speciali lenti di ingrandimento, illustrata attraverso racconti e diapositive. «Si lavorava su porzioni di superficie piccole come un francobollo, inumidite con impacchi microscopici di carta giapponese intrisa di apposito solvente – ha spiegato Formaggini - . Ogni centimetro veniva ripassato più volte, ripulito da strati di pitture, colle, stuccature, cere e gomme applicate nei secoli».

Pezzetto dopo pezzetto, sono così riemersi i veri colori di Leonardo, i suoi sfumati, i suoi chiaroscuri. Dopo la pulitura, il restauro ha “ricucito” insieme i vuoti di colore con un «tratteggio minuto con sette strati di colore ad acquerello trasparente». Una grande soddisfazione, sia professionale che umana, lunga 22 anni. Viva ancora oggi, come all’inizio: «Il primo giorno di lavoro non sono riuscita a fare praticamente nulla. Ero come ipnotizzata e il “Cenacolo” me lo sono solo guardato». Ora, grazie a lei, possiamo guardarcelo tutti, in tutto il suo splendore.


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