Oltre la signora Coriandoli: il giallo di Maurizio Ferrini

IL FESTIVAL/IL COMICO Ospite fisso di Fabio Fazio, racconterà il suo “fucsia crime”

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Inventore di personaggi che hanno fatto la storia della televisione italiana, dal venditore di pedalò veterocomunista dei tempi di “Quelli della notte” fino all’iconica signora Emma Coriandoli, parodia della casalinga romagnola dall’umorismo surreale. Maurizio Ferrini, oggi ospite fisso di Che tempo che fa di Fabio Fazio, sarà il protagonista dell’ultima giornata del “Fiume dei libri”: domani alle 20.15, insieme a Giovanni Fabiano in piazza della Vittoria, converserà con Laura Piazzi attorno al suo primo romanzo giallo, A Carnevale ogni omicidio vale (Solferino), in cui la protagonista è proprio la signora Coriandoli nel ruolo di inquietante investigatrice.

Con questo libro ha inventato il “fucsia crime”. Di cosa si tratta?

«Nel mondo anglosassone si parla di crime e thriller, in Francia c’è il noir. In Italia abbiamo il giallo, chiamato così per il colore delle copertine Mondadori. In questo caso, però, il colore è quello della signora Coriandoli. Il fucsia racchiude varie sfumature, dal rosso della passione al rosa, e rappresenta bene il suo mondo. Da questo incontro nasce il “fucsia crime”: un giallo comico, un po’ sopra le righe e con una vena lievemente surreale».

Perché ha scelto Fano come ambientazione del romanzo?

«È una città bellissima, con il più importante patrimonio romano fuori da Roma. È raffinata, a misura d’uomo e, dovendo ambientare una storia di Carnevale, era perfetta: quello di Fano è considerato il più antico d’Europa».

Com’è il suo rapporto con la letteratura, da lettore e da scrittore?

«Leggo soprattutto i grandi classici. Cerco di frequentare poco la narrativa contemporanea per evitare di farmi influenzare. Mi piacciono molto i saggi, dai quali traggo spesso spunti che poi finiscono nei miei lavori».

Come è nata la signora Coriandoli? E quanto è cambiata nel tempo?

«È nata nel 1989 a “Domenica In”. Come tutte le persone è cambiata negli anni. Se un tempo era meno attenta alle mode, oggi continua a essere molto legata alle tradizioni ma prova anche ad anticipare le tendenze. È una signora di provincia che, a modo suo, ambisce a qualcosa di più. Un po’ come Emma Bovary».

In Italia si legge sempre meno. I festival letterari possono aiutare ad avvicinare il pubblico ai libri?

«Più ce ne sono e meglio è. Bisogna organizzarli e sostenerli. Invito tutte le città a farlo. Personalmente adoro partecipare ai festival».

Oggi uno scrittore deve essere anche un po’ showman?

«Ogni caso è diverso. Ci sono ottimi intrattenitori che magari non sono grandi scrittori e grandi scrittori che non amano stare sotto i riflettori. Conta molto avere un buon editore e, alla lunga, il merito tende a emergere. Non credo che il web sia una necessità assoluta. Esistono anche altre strade. I social li considero un po’ sopravvalutati: preferisco il contatto diretto con le persone». 
Fabio Ravera

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