Nucci, premio Verdi

“a casa” del Maestro

Forse si fa fatica anche solo ad immaginarla, la galleria di riconoscimenti che affolla una carriera da primattore lunga oltre mezzo secolo. Ma quando il tributo viene da Busseto, anche uno abituato ai trionfi come Leo Nucci ha un sussulto al cuore. Domenica scorsa, con una serata di musica e di parole a inanellare racconti ed emozioni nella suggestiva cornice del teatro all’aperto di Villa Pallavicino, il grande baritono lodigiano ha ricevuto dalle mani del sindaco della città il prestigioso Verdi d’oro voluto dal club “Amici di Verdi”, in passato attribuito a Carlo Bergonzi e a pochissimi altri artisti. «Indubbiamente si tratta per me di un riconoscimento particolare, diverso da ogni altro premio che nel corso della mia carriera mi sia capitato di ricevere» ci ha confidato Nucci. «Quando si ha a che fare con Busseto ci si deve ricordare di essere terra di Verdi; questa è la sua gente. Con i bussetani ho da sempre un rapporto che va oltre quella stima e amicizia che può stabilirsi tra artista e pubblico. C’è una lingua che ci unisce, un paradigma comune. Dopo una vita dedicata a studiare ogni nota di questo genio della nostra pianura, quest’onorificenza mi riempie di orgoglio e di commozione. E la voglio vivere come un dono del pubblico, un abbraccio popolare nel senso più bello del termine, nato dall’entusiasmo che la gente tributa al mio modo di far rivivere la musica del Maestro». Tra l’altro, questo evento cade in un momento particolarmente denso di emozioni verdiane nella vita di Nucci. «Sì, tutto sembra quasi costruito secondo un disegno magico. A giugno, con la direzione di Myung Whun Chung, alla Scala di Milano abbiamo firmato un’edizione di Simon Boccanegra che non ha eguali nella mia lunga memoria di interprete, se non pescando nei grandissimi ormai scomparsi. A settembre, replicheremo a Mosca, dopo di che forse non avrà più senso per me tornare al cospetto di quell’opera mirabile, in quanto sarebbe davvero difficile eguagliarne l’intensità di resa. E qualche settimana fa, questa volta sotto la bacchetta di Daniel Oren, ho avuto il privilegio di portare nella suggestione senza pari del giardino della Reggia di Caserta Nabucco , quintessenza del teatro in musica verdiano: due repliche indimenticabili, con il pubblico ovunque, anche all’esterno, dove erano stati allestiti dei maxischermi, a dimostrazione che l’idea che l’opera sia per pochi è un clamoroso falso. Occorre portare in Italia proposte forti, coraggiose, economicamente accessibili. Tornare a fare dell’opera un appuntamento per tutti, popolare appunto, il che non significa affatto banale!».

In autunno, Nucci sarà ancora una volta maestro di bottega della premiata fucina di voci emergenti qual è il Teatro Municipale di Piacenza; dopo L’Amico Fritz , si tornerà a Verdi con Un ballo in maschera . Nel frattempo, Rai 5, che sta preparando per il prossimo autunno un format sull’opera italiana, attende Nucci per registrare la prima puntata: questa sera, in salone Barezzi a Busseto, dove il grande baritono aiuterà il pubblico a entrare nelle pieghe di alcuni tra i principali personaggi del catalogo verdiano.

Domenica scorsa il grande baritono lodigiano ha ricevuto il prestigioso “Verdi d’Oro” nella città natale del compositore italiano.

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