Mona Hatoum dispiega la sua idea di mondo alla Cisterna della Fondazione Prada di Milano
LA MOSTRA La recensione di Fabio Francione
Milano
In tre tappe e altrettanti site-specific alla Cisterna della Fondazione Prada di Milano, l’artista e attivista, nonché raffinatissima pensatrice, Mona Hatoum dispiega la sua idea di mondo, rifratto in una filosofia dell’arte che pone su un stesso piano chi fa e chi vede l’opera. In Over, Under and In Between (a cura di Katya Inozemtseva, Quaderno #41 della Fondazione, mostra visitabile fino al 9 novembre), l’artista e lo spettatore si trovano così a sottile contatto; la barriera, giocata sul visibile e l’invisibile, sul suono e sulla sua assenza, è data proprio dalla presenza dell’opera. Nel caso dell’artista d’origine libanese, rivelata nella sua precaria instabilità. Le prime due tappe, negli imponenti spazi dell’ex distilleria alcolica del complesso industriale rigenerato da Rem Koolhaas, “Web” e “Map” sono installazioni inedite e realizzate appositamente per la Fondazione. Le consonanze tra “la ragnatela sospesa a metà all’altezza che sovrasta il passaggio dei visitatori e la distesa a terra di biglie rosse della mappa di un mondo che l’attuale tecnologia ha ridisegnato nelle sue esatte dimensioni, sembrano finire in un gioco di sguardi obliqui e nella crescente estraneità a un possibile abitare pluridimensionale e lontano dalle urgenze che ne inficiano illogiche linearità. La ragnatela inserita nella metafora sentimentale delle gocce di rugiada (sono i rispettivi materiali a mettere in moto l’immaginazione) spezza tale condizione. Al pari dell’ultima tappa: “All of a quiver” del 2022 , imponente costruzione, tanto da arrivare all’altezza della stessa cisterna, e che grazie a un meccanismo cinetico riproduce in tempi stabiliti il collasso di strutture abitative colpite da devastanti ordigni. Qui, la denuncia si fa smaccata per come questa gigantesca e vuota griglia metallica assume i contorni di pezzi di città distrutte dalle bombe e dalla guerra. Tanto che pare esercizio inutile elencarle, per quanto vicine siano alle porte della nostra Europa.
Fabio Francione
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